Caos Giudice di Pace, gli avvocati a Mattarella e Nordio: «Un disastro»
L'ufficio del giudice di pace con sede a Gallarate ma in capo al tribunale di Busto Arsizio.
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Caos di Pace di Gallarate-Busto, dopo il blackout di questa mattina, con l’udienza saltata all’improvviso per mancanza del cancelliere, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio torna a farsi sentire. E torna a scrivere a tutti gli organi competenti, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Csm e per conoscenza al Consiglio Nazionale Forense e all’Organismo Congressuale Forense, denunciando una situazione di paralisi ormai inaccettabile da anni.
«Dopo la nostra missiva del 3 luglio 2025 indirizzata al Presidente della Repubblica, dobbiamo prendere atto che, purtroppo, nulla è cambiato: il numero dei Giudici di Pace è rimasto invariato, ovvero un Giudice a tempo parziale per il civile e un Giudice per il penale presso l’Ufficio di Busto Arsizio e uno solo presso l’Ufficio di Legnano, e il numero del personale amministrativo non ha beneficiato di incrementi», scrive il Consiglio dell’Ordine.
«Questa mattina, e non è la prima volta, a causa dell’assenza improvvisa dell’unica unità amministrativa, l’udienza penale a Busto Arsizio non si è potuta svolgere. La notizia ha colto di sorpresa sia i diciotto avvocati presenti alle ore 9.00 sia il Pubblico Ministero puntualmente presentatosi sia lo stesso Giudice di Pace che si è visto costretto a scrivere di proprio pugno il cartello da affiggere all’esterno dell’Ufficio per comunicare agli utenti il rinvio di tutti i processi», proseguono i rappresentati degli avvocati bustocchi.
«Altre persone nel corso della giornata (avvocati, imputati, parti civili e testimoni) si sono poi presentate, affrontando inutili spese, perdendo tempo e viaggiando anche da lontano. La situazione è insostenibile e manifesta una inaccettabile maleducazione della ‘Giustizia’ nei confronti di tutti gli utenti tale da tradursi in un concreto rischio per lo stesso ordine pubblico».
«A prescindere, quindi, dalle responsabilità dei singoli o degli Organi in indirizzo, si impone senza ulteriore indugio un massiccio e incisivo intervento. La stampa è stata naturalmente informata. Restiamo in attesa di urgente cenno di riscontro prima di assumere ulteriori iniziative», conclude la
Malpensa 24
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