Avvocati allontanati da una piazza a Nola
Il Presidente del Tribunale avrebbe qualificato l’area come zona rossa per la sicurezza dei magistrati.
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L’Unione delle Camere Penali Italiane ha reso noto un episodio verificatosi nella mattinata di oggi a Nola, nel corso dell’iniziativa nazionale “129 piazze per il Sì”, promossa in vista del referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario.
Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale della Giunta nazionale Ucpi, l’iniziativa si stava svolgendo regolarmente in Piazza Giordano Bruno, nei pressi del Tribunale, ed era stata preventivamente autorizzata dal Suap del Comune di Nola, a seguito di un’istanza corredata da planimetrie, documentazione fotografica e indicazione puntuale dell’area interessata.
L’evento, che aveva coinvolto numerosi cittadini, si svolgeva in un clima di serena partecipazione fino all’intervento di una pattuglia della Polizia Municipale, guidata dalla vicecomandante in uniforme, che ha intimato ai presenti di allontanarsi e di smontare il gazebo.
Il presunto provvedimento e l’interruzione dell’iniziativa
La Polizia Municipale ha motivato l’intervento facendo riferimento all’esistenza di un presunto “decreto” a firma congiunta del Procuratore della Repubblica e del Presidente del Tribunale, che avrebbe qualificato l’area come “zona rossa per la sicurezza dei magistrati”.
Secondo quanto riferisce l’Ucpi:
- tale provvedimento non è mai stato esibito;
- non ne sono stati forniti gli estremi nonostante le richieste;
- non risulta mai notificato, né prima né dopo l’episodio;
- non era stato segnalato dall’ufficio comunale competente al rilascio dell’autorizzazione.
Nel corso dell’intervento si sarebbe assistito a un susseguirsi di affermazioni non supportate da atti formali, fino alla minaccia di procedere a identificazioni generalizzate e di “far revocare l’autorizzazione”.
L’interruzione dell’iniziativa si è protratta per circa un’ora, incidendo sullo svolgimento dell’evento Nel comunicato diffuso dalla Giunta nazionale, l’Ucpi definisce l’intervento privo di fondamento normativo e lesivo delle libertà di riunione e di manifestazione del pensiero, richiamando in particolare gli articoli 17 e 48 della Costituzione.
L’Unione sottolinea inoltre che:
- il vincolo della presunta “zona rossa” non era stato rappresentato in alcun modo dall’amministrazione comunale;
- nessuno dei militari ordinariamente preposti alla sicurezza dell’area aveva segnalato limitazioni;
- nessun provvedimento di revoca dell’autorizzazione è mai stato formalmente adottato.
L’UCPI ha espresso piena solidarietà alla Camera Penale di Nola, annunciando iniziative di denuncia istituzionale sull’accaduto.
Alla nota della Giunta nazionale UCPI ha fatto seguito una presa di posizione della Camera Penale “Cantafora” di Catanzaro, che ha espresso solidarietà alla Camera Penale di Nola.
Nel documento, i penalisti di Catanzaro definiscono l’episodio estremamente sgradevole e allarmante, evidenziando la necessità che la campagna referendaria possa svolgersi in un clima di piena libertà e serenità, senza compressioni del diritto di manifestazione del pensiero.
Analoga solidarietà è stata espressa dalla Camera Penale di Cosenza, presieduta dall’avvocato Roberto Lepera, che in una nota ufficiale richiama il ruolo dell’Avvocatura come “ambasciatrice costituzionale delle libertà”.
La Camera Penale cosentina definisce quanto accaduto a Nola un ulteriore “salto di qualità” nella compressione delle libertà civili e ribadisce che la difesa è un diritto inviolabile garantito dall’articolo 24 della Costituzione, esercitato costituzionalmente dall’Avvocatura.
La presa di posizione successiva ai fatti di Nola si inserisce in una riflessione che la Camera Penale di Cosenza aveva già avviato nei giorni precedenti, con un intervento pubblico in cui si segnalava un clima di crescente delegittimazione dell’Avvocatura, soprattutto alla vigilia del voto referendario sulla separazione delle carriere.
In quell’occasione, i penalisti cosentini avevano richiamato esplicitamente il principio secondo cui l’Avvocatura è costituzionalmente chiamata a difendere il diritto, non a essere confusa con la tutela del reato o del reo.
Nel dibattito è stato richiamato anche un precedente episodio, raccontato dal giornalista Enrico Novi su Il Dubbio, relativo all’esclusione dell’avvocata Ambra Giovene da un convegno tenutosi a Bologna sul tema della strage del 2 agosto 1980.
Secondo quanto ricostruito nell’articolo, l’avvocata Giovene, penalista di lunga esperienza, era stata inizialmente invitata a partecipare come relatrice, ma successivamente esclusa su richiesta dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, in quanto in passato aveva svolto attività difensiva nei confronti di alcuni condannati nel processo per la strage.
Il caso aveva sollevato un ampio dibattito sul diritto di difesa e sul ruolo dell’Avvocatura, con riferimento all’articolo 24 della Costituzione, che garantisce a tutti il diritto a essere difesi in giudizio.
Gli episodi di Nola e il precedente bolognese sono ora al centro dell’attenzione delle Camere Penali, che hanno richiamato la necessità di garantire il pieno rispetto delle libertà costituzionali e delle prerogative dell’Avvocatura nel corso della campagna referendaria.
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha annunciato ulteriori iniziative per approfondire e chiarire quanto accaduto.
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