Escludere un avvocato è una deriva illiberale
La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane esprime solidarietà all’avvocata Ambra Giovene dopo l’esclusione da un congresso sul “diritto alla verità”.
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Dal convegno «Il diritto alla verità» organizzato dal Movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino è stata cacciata una avvocata di ottimo livello, Ambra Giovene. Motivo? Ha difeso Francesca Mambro e Valerio Fioravanti,
La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane è intervenuta con una dura presa di posizione a tutela del diritto di difesa e della funzione dell’avvocatura, esprimendo piena solidarietà all’avvocata Ambra Giovene.
Durante una delle sessioni era presente una sedia vuota, simbolo dell’intervento negato all’avvocata Giovene dopo che l’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna aveva comunicato la sua non “graditezza”.
Secondo la Giunta delle Camere Penali, escludere un avvocato per le difese svolte in passato rappresenta una contraddizione insanabile, resa ancor più grave dal contesto in cui si è verificata: un congresso che richiama esplicitamente il valore del “diritto alla verità”.
L’idea che un avvocato possa essere identificato con il proprio assistito o con i fatti oggetto del processo – sottolineano i penalisti – è estranea e incompatibile con i principi fondamentali dello Stato di diritto. La funzione difensiva non equivale mai alla difesa del reato, né tantomeno a una condivisione morale delle condotte contestate.
Nel documento, la Giunta richiama il valore costituzionale del diritto di difesa e la centralità dell’avvocatura come presidio di libertà. Negare la parola a un collega per aver svolto il proprio ruolo con rigore e nel rispetto delle regole significa delegittimare l’intera professione forense e introdurre, di fatto, l’idea che possano esistere imputati “indegni” di essere difesi.
Una simile impostazione, avverte l’Unione delle Camere Penali, non è soltanto giuridicamente errata, ma culturalmente pericolosa, perché alimenta una visione autoritaria e illiberale, lontana dai valori su cui si fondano gli ordinamenti democratici.
I penalisti ribadiscono che i congressi, i dibattiti pubblici e gli spazi di confronto devono restare luoghi di pluralismo, dialogo e rispetto reciproco, non strumenti di esclusione ideologica o morale. L’atto compiuto nei confronti dell’avvocata Giovene viene definito apertamente discriminatorio e meritevole della più severa censura.
«Di fronte a un simile episodio – conclude la Giunta – il silenzio sarebbe complicità»
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