Perugia, nuove ombre sull’inchiesta Palamara e guai in vista per diversi magistrati
Dopo le dichiarazioni di Amara, la Procura generale e il Csm avviano verifiche su magistrati umbri coinvolti nel caso del 2018.
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La Procura generale di Perugia ha trasmesso alla Procura generale presso la Corte di Cassazione una relazione dettagliata dopo le rivelazioni contenute in un articolo del quotidiano La Verità dell’11 novembre 2025, che riporta le dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara in merito a presunte condotte irregolari da parte di magistrati in servizio nel capoluogo umbro nel 2018.
Secondo quanto pubblicato dal quotidiano, Amara avrebbe riferito di un episodio in cui il sostituto procuratore Mario Formisano, all’epoca impegnato nelle indagini nei confronti dello stesso Amara e dell’ex consigliere del Csm Luca Palamara, si sarebbe inginocchiato davanti a lui chiedendogli di poter “fare l’indagine della vita su Palamara”. Dichiarazioni che, se confermate, delineerebbero un quadro di condizionamento interno alla stessa Procura perugina, all’epoca al centro del cosiddetto “caso Palamara” e delle indagini sulla presunta “Loggia Ungheria”.
Anche il Csm si sta occupando della vicenda. Nel documento firmato dai consiglieri Claudia Eccher, Isabella Bertolini e Andrea Mirenda, si evidenzia che i magistrati Paolo Abbritti, Gemma Miliani e lo stesso Formisano sarebbero stati coinvolti in una gestione anomala di rapporti con testimoni e organi di stampa, in particolare nel procedimento che interessava l’allora procuratore aggiunto Antonella Duchini.
Tra i nomi citati compare anche quello del cancelliere Raffaele Guadagno, che avrebbe mantenuto contatti diretti con i magistrati per favorire la divulgazione di notizie, concordare dichiarazioni “fuori verbale” e “aprire l’ambiente” per orientare l’opinione pubblica.
I tre consiglieri di Palazzo Bachelet sottolineano che tali condotte, se verificate, rappresenterebbero «un utilizzo inappropriato della funzione e un condizionamento nei confronti di un procedimento penale in corso», oltre a una «ingiustificata interferenza nell’attività giudiziaria di altro magistrato». Da qui la richiesta di accertamenti disciplinari e di una valutazione di professionalità per tutti i magistrati coinvolti, finalizzata a verificare la sussistenza dei requisiti di indipendenza e imparzialità.
Sulla vicenda è intervenuto anche il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, che con una nota ufficiale ha confermato l’immediata apertura di verifiche interne. «Preso atto della rilevanza delle dichiarazioni riportate – si legge nel comunicato – è stato interpellato il procuratore della Repubblica di Perugia, che ha fornito ogni elemento utile alla valutazione del caso, assicurando piena collaborazione e trasparenza».
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