Le opinioni dei morti
Ovvero usare o abusare di Falcone e Borsellino per la piccola battaglia di oggi.
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Nicola Gratteri, l’eroico procuratore prima di Catanzaro e ora di Napoli, legge in tv, nel talk di Giovanni Floris, un’intervista nella quale Giovanni Falcone si dichiarava ostile alla separazione delle carriere. L’intervista però non esiste, è falsa, le posizioni di Falcone sono note, e però insufficienti a suggerire un dubbio al procuratore. Nonostante tutto, si proverà a conservare la speranza che il Gratteri inquirente sia meno trasandato del Gratteri opinionista.
In fondo i due fronti – del no e del sì alla separazione delle carriere – in questi giorni si contendono non soltanto Falcone ma anche Paolo Borsellino, di cui è girata una presa di posizione altrettanto fantomatica contro chi intenda separare i giudici e i pubblici ministeri. Per qualche amabile circostanza, non di rado chi attribuisce a Borsellino una posizione che non ebbe, o perlomeno non manifestò, coincide con chi plaudì al processo concluso con l’ergastolo a Vincenzo Scarantino, e a non pochi altri da lui accusati dell’attentato in cui Borsellino fu fatto saltare in aria. Anni dopo si scoprì che Scarantino era un pentito costruito a torture, e su di lui era stato innalzato un gigantesco depistaggio. Sono trent’anni che attorno al nome di Borsellino si fa una danza delle menzogne a cui è meglio non pensare, per motivi di stomaco. Ma con un po’ di imbarazzo tocca dire pure ai sostenitori del sì che dovrebbero trattenersi dallo sventolare Falcone. Se era per la separazione delle carriere allora, non per forza lo sarebbe anche oggi. E comunque, se si ingaggiano le opinioni dei morti, forse valgono poco quelle dei vivi.
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