New York non è America? Ma per favore.
Se votare chi Trump odia è un errore, allora i newyorkesi ne vanno fieri.
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Se i democratici pensano di battere Trump con “candidati così”, possono pure piantarci le tende nel deserto: la traversata è appena cominciata. Dicono che Mamdani sia “il miglior regalo possibile per Trump”, il nemico ideale. Peccato che i newyorkesi, invece di spaventarsi, gli abbiano regalato una valanga di voti — più di tutti gli avversari messi insieme.
Forse a qualcuno sfugge che a New York, se Trump insulta qualcuno, è più probabile che quel qualcuno guadagni consensi. Perché nella città che l’ex presidente ama proclamare come “sua”, in realtà non lo sopporta quasi nessuno.
E allora basta con la favoletta che “New York non è l’America”. Cosa sarebbe, l’Indonesia? O forse serve qualcuno che decida, dall’alto, chi è americano abbastanza e chi no? Se l’essere “troppo di sinistra” o “troppo odiato da Trump” significa essere esclusi dal club, i newyorkesi sembrano felici di restarne fuori.
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