Il rendimento del patrimonio delle casse di previdenza
In questa analisi metto a confronto i numeri della relazione della Commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali con i dati offerti, nel recente convegno di Valencia, da Itinerari previdenziali “ Il percorso per recuperare valore tra rischi e transizioni “del 23-26 settembre 2025.
Le Casse di previdenza sono 20, cui fanno capo 22 gestioni.
Gli iscritti al 31.12.2024 sono 1.849.219.
Il patrimonio si è evoluto dai 37,60 miliardi del 2007 ai 115,23 miliardi del 2024.
L’indagine svolta dalla Commissione bicamerale di controllo ha evidenziato che le Casse nel periodo 2019 – 2023 (5 anni) hanno realizzato un rendimento contabile (realizzato) medio lordo pari al 2,66%. Il rendimento cumulato è pari al 13,32%.
Nello stesso periodo, il rendimento medio al fair value (maturato ma non realizzato) è stato, invece, pari a 3,09% con il rendimento cumulato pari al 15,43%.
In sede di monitoraggio delle performance la Commissione bicamerale di controllo ha confrontato il rendimento realizzato dalle Casse (rendimento contabile lordo e rendimento al fair value) con il rendimento del BTP a 10 e 30 anni.
La durata del BTP a 30 anni è coerente con l’orizzonte di lungo periodo di un neo iscritto a forme di previdenza obbligatorie.
Dall’analisi svolta è emerso che i rendimenti cumulati del BTP a 30 anni è pari al 14,82% e quindi superiore ai rendimenti cumulati medi contabili lordi realizzati dalle Casse (pari al 13,32%) ma inferiori ai rendimenti cumulati medi al fair value (pari al 15,43%).
Itinerari previdenziali ha pubblicato una tabella con i rendimenti a confronto a 3, 5 e 10 anni.
Per i 10 anni mancano i dati delle Casse di previdenza e quindi il confronto può essere fatto sui 3 e 5 anni.
Sui 5 anni il rendimento cumulato delle Casse di previdenza è pari al 15,9% mentre la rivalutazione del TFR è pari al 17,6% e l’inflazione al 17,4%.
Dal confronto di questi numeri a me pare di poter trarre questa conclusione:
tenuto conto dei costi di gestione non indifferenti da parte delle Casse di previdenza, l’investimento in BTP è più conveniente rispetto agli investimenti effettuati dalle Casse di previdenza che sul breve (3 e 5 anni) hanno realizzato un rendimento cumulato inferiore sia alla rivalutazione del TFR che all’inflazione.
Inviterei gli iscritti alle Casse di previdenza, obbligati per legge ad esserlo, a valutare attentamente questi dati e soprattutto a leggere il report della Commissione bicamerale di controllo che è pubblicato da tempo sul sito del Parlamento italiano.
Va però precisato che questi ultimi 5 anni sono stati caratterizzati da una serie di crisi che hanno condizionato i mercati alimentando un clima di perdurante incertezza.
Nel 2024 è proseguito il recupero dei rendimenti iniziato nel 2023 ma il confronto a 3 e 5 anni evidenzia come la crisi di valore registrata nel 2022 non sia stata ancora del tutto recuperata, con tutte le linee di investimento che mostrano perdite a livello reale evidenziando risultati, come detto più sopra, ancora inferiori alla rivalutazione del TFR e all’inflazione.
Questo per dire che basta un anno di cigni neri per mandare in crisi anche il portafoglio meglio allocato, con la conclusione che le pensioni di primo pilastro non possono dipendere dai mercati finanziari.
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