La Dc non è mai finita
Trasformismo, élite immutate e un’Europa irrilevante: dal carteggio Cossiga-Andreotti agli allarmi di Prodi, il presente è la fotocopia del passato.
La Dc non se n’è mai andata. Sono cambiati i simboli, non le élite. E il metodo resta quello di sempre: il trasformismo, la capacità di sopravvivere a ogni crollo. Lo mostrano i carteggi desecretati tra Cossiga e Andreotti, negli anni in cui il sistema franava nel Paese reale ma continuava a recitare sul palcoscenico.
I rimpianti? Più che politici, generazionali: eravamo tutti più giovani, e la nostalgia non è né di destra né di sinistra.
Intanto Romano Prodi, altro barone eterno, denuncia l’involuzione democratica americana e i rischi per l’Italia. Ma dovrebbe guardare all’Europa: un progetto da lui stesso plasmato, oggi ridotto a caricatura, con una governance che fa ridere e piangere. Basta leggere “Ursula” accanto a “ucraina” per rendersene conto.
Il punto è che non è cominciato adesso. È la solita storia: il passato che non passa, il presente che non cambia.
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