Torture, esecuzioni, sparizioni forzate: Teheran processa le “spie israeliane”
La denuncia di Amnesty: l’Iran ordina l’applicazione automatica della pena di morte per ‘spionaggio’ con processi sommari. Almeno 8 nel braccio della morte.
Amnesty International fa sapere in una nota di aver “sollecitato le autorità iraniane a fermare le esecuzioni in programma di persone condannate per spionaggio in favore di Israele e di proteggere le persone sospettate del medesimo reato dalle sparizioni forzate, dai maltrattamenti e dalle torture”.
“Dal 13 giugno, quando Israele ha attaccato l’Iran – si legge – le autorità di Teheran hanno arrestato numerose persone con l’accusa di ‘collaborazione’ con Israele, invocando processi veloci ed esecuzioni. Il 15 giugno il capo del potere giudiziario, Gholamhossein Mohseni Eje’i, ha ordinato al procuratore generale e alle procure delle singole province di punire ‘gli elementi che disturbano la pace e la sicurezza della popolazione’ o che ‘collaborano’ con Israele. Ha aggiunto che procedimenti rapidi avranno ‘un effetto dissuasivo’ e ha dato istruzioni affinché processi, condanne e punizioni siano ‘molto veloci’”.
“Lo stesso giorno il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, il più alto organismo decisionale iraniano, ha annunciato che le cosiddette azioni ‘in favore di Israele riceveranno una reazione decisiva’ e saranno sanzionate con ‘le più dure delle pene’ – spiegano da Amnesty International – sulla base delle accuse di moharebeh (guerra contro Dio) e di efsad fel-arz (corruzione sulla terra), per le quali è prevista la pena capitale. Tra le azioni che saranno considerate alla stregua di questi due reati ci sono: ‘legittimare o mitigare l’immagine del regime sionista’, ‘diffondere voci o informazioni false’, ‘incitare o incoraggiare singole persone o gruppi ad agire contro la sicurezza nazionale’ e ‘seminare divisione tra i settori della società, le etnie o le sette religiose del paese’. L’applicazione dei due reati è assai ampia e finisce col punire anche il legittimo esercizio del diritto alla libertà d’espressione. Il 16 giugno, dopo un processo gravemente iniquo, Esmail Fekri è stato messo a morte nella prigione di Ghezal Hesar a Karaj, nella provincia dell’Alborz”.
Il 17 giugno il parlamento ha approvato una mozione per accelerare la discussione di un provvedimento che facilita l’applicazione automatica della pena di morte per ‘spionaggio’ o ‘cooperazione con governi ostili’, che comprendono Usa e Israele. Attualmente, per quei due reati è prevista una pena detentiva: perché sia emessa una condanna a morte, le procure devono abbinarli ad altre azioni criminali che concorrano al reato di efsad fel-arz.
Almeno otto persone sono nel braccio della morte dopo essere state condannate, al termine di processi irregolari basati su prove estorte con la tortura, per lo stesso reato. Tra loro c’è lo scienziato Ahmadreza Djalali, che ha anche passaporto svedese e ha svolto ricerca in Italia. È stato arbitrariamente arrestato nel 2016 durante un viaggio in Iran e condannato a morte l’anno dopo per efsad fel-arz, al termine di un processo gravemente iniquo basato su confessioni estorte con la tortura. Si trova nel carcere di Evin a Teheran.
Gli altri sette sono Afshin Ghorbani Meyshani, Azad Shojaei, Edris Aali e Rasoul Ahmad Rasoul, quest’ultimo di nazionalità irachena, detenuti nella prigione di Urmia, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale; Mohammad Amin Mahdavi Shayesteh, detenuto nella prigione di Ghezal Hesar, nella provincia dell’Alborz; Rouzbeh Vadi, detenuto nella prigione di Evin a Teheran; e Shahin Basami, detenuto nella prigione di Adel Abad, nella provincia di Fars. Ahmadreza Djalali, Afshin Ghorbani Meyshani, Azad Shojaei, Edris Aali e Mohammad Amin Mahdavi Shayesteh rischiano l’esecuzione in qualsiasi momento dato che la Corte suprema ha ratificato le loro condanne a morte.
Amnesty International fa sapere in una nota di aver “sollecitato le autorità iraniane a fermare le esecuzioni in programma di persone condannate per spionaggio in favore di Israele e di proteggere le persone sospettate del medesimo reato dalle sparizioni forzate, dai maltrattamenti e dalle torture”.
“Dal 13 giugno, quando Israele ha attaccato l’Iran – si legge – le autorità di Teheran hanno arrestato numerose persone con l’accusa di ‘collaborazione’ con Israele, invocando processi veloci ed esecuzioni. Il 15 giugno il capo del potere giudiziario, Gholamhossein Mohseni Eje’i, ha ordinato al procuratore generale e alle procure delle singole province di punire ‘gli elementi che disturbano la pace e la sicurezza della popolazione’ o che ‘collaborano’ con Israele. Ha aggiunto che procedimenti rapidi avranno ‘un effetto dissuasivo’ e ha dato istruzioni affinché processi, condanne e punizioni siano ‘molto veloci’”.
“Lo stesso giorno il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, il più alto organismo decisionale iraniano, ha annunciato che le cosiddette azioni ‘in favore di Israele riceveranno una reazione decisiva’ e saranno sanzionate con ‘le più dure delle pene’ – spiegano da Amnesty International – sulla base delle accuse di moharebeh (guerra contro Dio) e di efsad fel-arz (corruzione sulla terra), per le quali è prevista la pena capitale. Tra le azioni che saranno considerate alla stregua di questi due reati ci sono: ‘legittimare o mitigare l’immagine del regime sionista’, ‘diffondere voci o informazioni false’, ‘incitare o incoraggiare singole persone o gruppi ad agire contro la sicurezza nazionale’ e ‘seminare divisione tra i settori della società, le etnie o le sette religiose del paese’. L’applicazione dei due reati è assai ampia e finisce col punire anche il legittimo esercizio del diritto alla libertà d’espressione. Il 16 giugno, dopo un processo gravemente iniquo, Esmail Fekri è stato messo a morte nella prigione di Ghezal Hesar a Karaj, nella provincia dell’Alborz”.
Il 17 giugno il parlamento ha approvato una mozione per accelerare la discussione di un provvedimento che facilita l’applicazione automatica della pena di morte per ‘spionaggio’ o ‘cooperazione con governi ostili’, che comprendono Usa e Israele. Attualmente, per quei due reati è prevista una pena detentiva: perché sia emessa una condanna a morte, le procure devono abbinarli ad altre azioni criminali che concorrano al reato di efsad fel-arz.
Almeno otto persone sono nel braccio della morte dopo essere state condannate, al termine di processi irregolari basati su prove estorte con la tortura, per lo stesso reato. Tra loro c’è lo scienziato Ahmadreza Djalali, che ha anche passaporto svedese e ha svolto ricerca in Italia. È stato arbitrariamente arrestato nel 2016 durante un viaggio in Iran e condannato a morte l’anno dopo per efsad fel-arz, al termine di un processo gravemente iniquo basato su confessioni estorte con la tortura. Si trova nel carcere di Evin a Teheran.
Gli altri sette sono Afshin Ghorbani Meyshani, Azad Shojaei, Edris Aali e Rasoul Ahmad Rasoul, quest’ultimo di nazionalità irachena, detenuti nella prigione di Urmia, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale; Mohammad Amin Mahdavi Shayesteh, detenuto nella prigione di Ghezal Hesar, nella provincia dell’Alborz; Rouzbeh Vadi, detenuto nella prigione di Evin a Teheran; e Shahin Basami, detenuto nella prigione di Adel Abad, nella provincia di Fars. Ahmadreza Djalali, Afshin Ghorbani Meyshani, Azad Shojaei, Edris Aali e Mohammad Amin Mahdavi Shayesteh rischiano l’esecuzione in qualsiasi momento dato che la Corte suprema ha ratificato le loro condanne a morte.
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