Da Londra la coalizione dei volenterosi.
Il tradimento di Trump non deve essere il nostro.
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Starmer ha usato l’espressione inglese “coalition of the willing”. Si tratta di una definizione che ha un precedente famoso (e non di buon auspicio). Venne infatti ideata nel 2003 dall’amministrazione americana di George W. Bush per etichettare quei governi disposti a seguire gli Usa (e la Gran Bretagna di Tony Blair) nell’avventura dell’invasione dell’Iraq a costo di spaccare allora l’Europa.
Nessuno ha commentato l’esito del summit organizzato da Starmer, ma l’idea di un maggior impegno europeo è in linea con aspettative Usa. Spetta agli europei dare garanzie di sicurezza, ha detto Waltz.
«Non alla Nato», ha precisato Bessent, segretario al Tesoro. Cosa succede ora? Se lo chiedono anche nell’Amministrazione. A me sembra la scena di quegli studenti somari che vengono bocciati perché non studiano, poi si iscrivono a quelle scuole di recupero in cui si fanno due anni in uno.
Ma proprio non me li vedo proprio popoli pronti a frignare per ogni 0,x% di tasse in più a sostegno di pensioni, scuola e sanità, che improvvisamente accettino di pagare un 2-5% per l’Ucraina.
Per decenni l’Europa non ha voluto sentir parlare di difesa comune, perché disconosceva il principio secondo cui se vuoi la pace devi preparare la guerra, riteneva brutto parlare di eserciti, diceva “facciamo l’amore e non la guerra” e “mettiamo fiori nei nostri cannoni” e si affidava alla protezione Usa.
Ora che gli Usa si sono stancati, l’Europa si sveglia militarista e pretende di mettere assieme una difesa comune dal giorno alla notte. Procedendo però in ordine sparso e coinvolgendo solo un gruppo di eletti.
Ipotizziamo la ipotesi peggiore: i soldati europei entrano in Ucraina, i Russi li attaccano. Sarebbe guerra aperta. Noi, l’Italia, che facciamo?
Macron vuole Meloni concorde per spingere in modo da presentarsi a Trump dicendo che tutta l’Europa – inclusa la sua “amica” Meloni – è allineata.
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