La strategia di Prodi per fare 'fuori' la Schlein
Il piano segreto per ricompattare la sinistra.
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Il panorama politico italiano si prepara a una trasformazione silenziosa ma decisiva. Nelle retrovie del Partito Democratico, si delineano nuove strategie per riequilibrare le forze tra sinistra e centro. Il protagonista, anche se lontano dai riflettori, resta Romano Prodi, che osserva e consiglia, pur negando pubblicamente un ruolo attivo.
Il Professore sembra avere un obiettivo chiaro: contrastare la deriva a sinistra del partito guidato da Elly Schlein e attrarre nuovamente il voto cattolico e moderato.
Al centro di questa strategia c’è il nome di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate. Ruffini rappresenta il volto del progetto di una nuova “Margherita”, il partito che potrebbe unire i moderati cattolici sotto una bandiera comune.
Nonostante l’inesperienza politica, il suo profilo tecnico e l’appoggio di sponsor influenti – tra cui lo stesso Prodi – lo rendono il candidato più accreditato per questo ruolo.
Dietro le quinte, una rete di sostenitori si muove per rafforzare la candidatura di Ruffini. Tra i nomi spiccano Dario Franceschini, Goffredo Bettini e il gesuita Padre Francesco Occhetta, che un anno fa scriveva: “Nella stagione dei populismi, i credenti devono mediare e discernere”.
Prodi, nei suoi conciliaboli privati, ribadisce una linea chiara: “Non potrà che essere un cattolico a fronteggiare il centrodestra”. Una strategia che riecheggia il successo del 1996, quando fu proprio il Professore a unire le forze moderate contro un centrodestra forte.
Schlein e il PD tra riorganizzazione e sfide interne
La segretaria Elly Schlein dovrà accettare questa divisione strategica: “Tu con i tuoi fai la sinistra, noi facciamo il centro”. Una dicotomia che punta a rafforzare entrambi i poli del partito, in vista di una futura alleanza per contrastare il governo guidato da Giorgia Meloni.
Matteo Renzi e la partita per il centro
Anche Matteo Renzi vuole giocare un ruolo in questa partita. L’ex premier, pur ribadendo il suo no a un coinvolgimento del sindaco di Milano, Beppe Sala, non nasconde la simpatia per Ruffini. Questo legame affonda le radici nella “cantera” della Leopolda, dove Renzi lanciò il tributarista alla presidenza di Equitalia nel 2015.
La partita per il nuovo centro è appena iniziata, ma i protagonisti si muovono con decisione. Da una parte, la necessità di creare una forza moderata e coesa; dall’altra, le rivalità interne che potrebbero minare il progetto. Riuscirà Ruffini a consolidare il suo ruolo?
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