Consulenza del lavoro parte integrante della professione dei commercialisti.
Il presidente dell’Ungdcec chiarisce che con lo svolgimento della consulenza del lavoro da parte dei dottori commercialisti e degli esperti contabili non sottrae competenze ad altre professioni e non crea alcun danno all’interesse pubblico e ancora meno alla stabilità delle casse di previdenza.
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“La specializzazione giuslavoristica in maniera consolidata coinvolge un significativo numero di colleghe e colleghi operanti su tutto il territorio nazionale. Rafforzare tali competenze nell’avviata riforma del d.lgs. 139/2005 è giusto, anzi doveroso, chiarendo che con lo svolgimento della consulenza del lavoro da parte dei dottori commercialisti e degli esperti contabili non sottrae competenze ad altre professioni e non crea alcun danno all’interesse pubblico e ancora meno alla stabilità delle casse di previdenza. Non condividere questa oggettiva situazione sminuisce il percorso formativo e di aggiornamento professionale della figura del dottore commercialista ed esperto contabile. Pertanto, è condivisa la tempestiva e concreta missiva che il Consiglio Nazionale ha rivolto al ministro della Giustizia Carlo Nordio, dimostrando l’attenzione istituzionale dei nostri rappresentanti ad una delle specializzazioni, quella giuslavoristica, che in maniera consolidata coinvolge un significativo numero di colleghe e colleghi operanti su tutto il territorio nazionale”. Lo afferma Francesco Cataldi, presidente Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili. “La lettera del nostro Consiglio Nazionale – evidenzia Cataldi – ha finalmente avuto modo di dare contesto istituzionale a tante istanze che storicamente hanno trovato spazio nelle attività della nostra associazione”.
Massimiliano Dell’Unto, consigliere nazionale dell’Ungdcec, sottolinea come sia opportuno “ripercorrere la corretta storicità dello svolgimento della consulenza del lavoro che vede impegnati i dottori commercialisti già prima della Legge n. 12 del 1979; altrettanto opportuno è chiarire che l’attuale valutazione di modifica del nostro ordinamento professionale costituisce una mera sincronizzazione terminologica tra il dato normativo ed il dato fattuale della professione quotidiana, scrupolosamente formata e vigilata come in ogni altra area di competenza”.
L’auspicio, spiega Dell’Unto, è che il Consiglio nazionale “mantenga questa attenzione alla materia del lavoro rendendosi parte attiva nel confronto con il ministro Nordio e con l’occasione si intraprenda insieme un percorso di coinvolgimento diretto e continuo in quella e nelle altre sedi opportune per affermare le richieste di modifica ed integrazione normativa (dai protocolli di intesa con INPS, INAIL e INL al coinvolgimento nella negoziazione assistita del processo del lavoro) necessarie al completo e miglior svolgimento della professione in ambito lavoristico connaturato ad origine alla nostra figura consulenziale senza mai perder come minimo comun denominatore l’interesse pubblico”.
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