Non facciamoci illusioni, la nostra economia soffre di problemi gravi
Ma per il governatore della Banca d’Italia "non siamo condannati alla stagnazione"
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Se in Italia un’inversione di tendenza è possibile, come si può scorgere da alcuni segnali di ripresa, “non dobbiamo però farci illusioni: la nostra economia soffre ancora di problemi gravi, alcuni radicati e di difficile soluzione“. È il monito del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che stamani ha presentato le Considerazioni finali in occasione della pubblicazione della Relazione annuale sul 2023.
Panetta traccia un quadro chiaro della nostra economia e non nasconde le difficoltà in cui si trova, dai salari più bassi di un quarto rispetto a Paesi come Francia e Germania alla “zavorra” del debito pubblico, dalla fuga dei cervelli all’estero fino al tasso di occupazione femminile “ancora al 52,5”. Del resto “nell’area euro, l’economia italiana è quella con la minore crescita del prodotto per abitante nell’ultimo quarto di secolo” con la “produttività del lavoro rimasta ferma”, sottolinea. Ma, avverte il governatore della Banca d’Italia, “non siamo tuttavia condannati alla stagnazione. La ripresa registrata dopo la crisi pandemica è stata superiore alle previsioni e a quella delle altre grandi economie dell’area. Contrariamente a quanto avvenuto in episodi di crisi del passato, è stata intensa anche nel Mezzogiorno”. Quindi, secondo Panetta “dobbiamo aprire l’economia alla concorrenza e offrire a tutti l’opportunità di valorizzare i propri talenti. Nella pronta ripresa di esportazioni e investimenti dell’ultimo quadriennio si possono leggere segnali di ristrutturazione del sistema produttivo e di una sua ritrovata capacità di competere sui mercati internazionali”.
Un aiuto consistente alla crescita potrebbe arrivare dal Pnrr: “È cruciale per risollevare la crescita potenziale dell’economia. La piena attuazione degli investimenti e delle riforme previste dal Pnrr – oltre a innalzare il prodotto di oltre di 2 punti percentuali nel breve termine – avrebbe effetti duraturi sulla crescita dovuti a incrementi di produttività stimabili tra 3 e 6 punti percentuali in un decennio”.
Quanto al contesto globale, il governatore ritiene “prematuro” parlare di de-globalizzazione ma mette in guardia dai potenziali rischi di un ritorno al protezionismo. In questo quadro, secondo il governatore di Bankitalia, l’Europa deve implementare le politiche comuni e la propria “autonomia strategica” perché “rafforzare la capacità di azione comune, mobilitare le risorse necessarie per divenire parte attiva delle transizioni ecologica, climatica ed energetica è il modo per superare l’attuale fase di appannamento”.
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