Altro che Bella Ciao, questa sinistra non combatte per la libertà
L'invasione russa ha davvero riportato il tempo (e i cervelli) indietro, scatenando automatismi mentali che sembravano morti e sepolti. Perfino un moderato Enrico Letta si sta barcamenando senza riuscire a dire parole nette contro una sinistra “Ponzio Pilato”
Lo dico con dispiacere, con molto dispiacere, ma la manifestazione terzista, né con la Nato né con Putin, sabato a Roma ha dimostrato che aveva ragione chi in questi anni ha continuato a diffidare, magari strumentalmente, della svolta sinceramente democratica di una certa sinistra italiana.
Chi scrive era tra quelli che pensava che davvero fosse finito il secondo dopoguerra. Chi scrive pensava sinceramente che la scelta antitotalitaria e liberale fosse a sinistra una cosa più che acquisita, tanto da vedere rischi di derive illiberali molto più nella destra sovranista. E invece questa invasione russa ha davvero riportato il tempo (e i cervelli) indietro, scatenando automatismi mentali che sembravano morti e sepolti.
“Non è che quelli dell’Anpi, della Cgil e di tutta la galassia della sinistra neutralista hanno smesso di essere ‘resistenti’ – si è scatenato Carmelo Palma – è che non hanno smesso di essere comunisti. Anche negli anni ’50, erano pacifisti con Mosca e resistenziali contro Washington. E appunto non sono cambiati”. Come dargli torto di fronte a una galassia culturale che davanti all’invasione di una nazione libera reagisce buttandola in caciara, chiedendo l’intervento dell’Onu, sventolando bandiere arcobaleno, aggrappandosi a una diplomazia senza forza, rifiutando ogni idea di aiuto militare! Insomma, di fronte a un popolo di sinistra che, quando “si tratta di scegliere e di andare”, imbocca sempre la parte sbagliata. E decide di non combattere.
Perché – diciamola tutta – era facile canticchiare Bella Ciao fino a quando la guerra partigiana era pura identità mitologica, quando l’ideologia totalitaria e comunista era stata annacquata nella democrazia liberale, grazie al fatto che a vincere da questa parte dell’Europa erano stati gli altri. Più difficile incarnare quella lotta di libertà ora che la tragedia della dittatura ha ricominciato a fare massacro di corpi e anime. Talmente difficile che quel mondo si ritrova ora nel mezzo, senza voler decidere da che parte stare, si ritrova a nascondersi dietro la facilissima ideologia pacifista per fuggire dalla scelta di stare dalla parte giusta, dalla parte della libertà. Ezio Mauro su Repubblica lo ha detto in modo più garbato, “Perché non basta dire pace”, ma il concetto è lo stesso: “Scopriamo davanti alla guerra chi siamo, i nostri principi e le nostre infedeltà: ma anche le ragioni di questa Europa dell’Ovest che tra tanti errori e inadempienze continua comunque a credere nella democrazia, nel diritto e nei diritti. E arrivati fin qui ci rendiamo conto che esattamente questa è la vera posta in gioco della guerra in corso. Rifiutando di vederla noi, rimettiamo in cammino l’eterno fantasma d’Europa: il quinto Procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato”.
Ma la cosa che fa più rabbia è che quasi tutta la sinistra rimane impastata in questa incapacità di scelta. Se pensiamo che un moderato come Enrico Letta si sta barcamenando, mandando nelle piazze pacifiste delegazioni di basso profilo, senza riuscire a dire parole nette contro una sinistra “Ponzio Pilato” che mette sullo stesso piano l’Europa, la Nato e il criminale Putin. Ancora troppi nodi non sciolti, evidentemente, ancora troppa strada da fare. Purtroppo per loro. E purtroppo per l’Italia.
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