Ceuta prova a ripartire dopo l’arrivo di 60mila migranti dal Marocco
La crisi avrebbe provocato almeno 72 morti, mentre 1.200 minori sono stati accolti. Negozi e ristoranti denunciano perdite pesanti
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Ceuta tenta di uscire dalla più grave crisi migratoria vissuta dalla città autonoma, ma il ritorno alla normalità procede a velocità diverse. Il centro ha ripreso parte delle proprie attività, mentre spiagge, parchi e quartieri periferici rimangono poco frequentati. Ristoratori e commercianti denunciano perdite che potrebbero avere conseguenze anche sui contratti dei lavoratori stagionali.
Tra il 30 luglio e il primo agosto, oltre 60mila persone avrebbero raggiunto l’enclave spagnola dal Marocco, entrando a piedi o a nuoto. L’afflusso sarebbe stato favorito dalla bassa marea e da un temporaneo allentamento dei controlli sul versante marocchino.
La maggior parte dei migranti sarebbe già rientrata in Marocco, ma alcune migliaia di persone potrebbero trovarsi ancora in città o nascoste nelle aree periferiche.
Il governo spagnolo ha contato finora 72 vittime. Le autorità locali riferiscono invece il recupero di 88 corpi.
La divergenza tra i due dati non è stata ancora chiarita. Le operazioni di ricerca e identificazione proseguono, insieme alle verifiche sulla presenza di persone disperse.
Circa 1.200 minori sono stati presi in carico dai servizi della città autonoma, sottoponendo il sistema locale di accoglienza a una pressione eccezionale.
Il governo spagnolo ha inviato a Ceuta complessivamente quasi tremila militari e appartenenti alle forze di sicurezza.
Il presidente del governo Pedro Sánchez ha definito l’afflusso una «violazione dell’integrità territoriale» della Spagna. La sua visita nella città autonoma avrebbe contribuito ad accelerare la gestione dell’emergenza e il confronto con il Marocco.
Un residente intervistato da Europa Press ha sostenuto che «la questione è stata risolta entro 24 ore» dall’arrivo di Sánchez. La situazione starebbe migliorando anche grazie al progressivo rientro dei migranti e al rafforzamento della sicurezza nei punti più sensibili.
Secondo le testimonianze raccolte dall’agenzia spagnola, il recupero della quotidianità non è omogeneo.
Nel centro cittadino la situazione appare relativamente stabile. Spiagge, parchi e quartieri periferici restano invece meno frequentati del consueto, anche per i timori ancora presenti tra la popolazione.
Le tensioni registrate durante alcune manifestazioni nella centrale Plaza de los Reyes hanno contribuito ad alimentare il senso di insicurezza e hanno indotto le autorità a rafforzare i controlli.
L’afflusso è coinciso con i giorni in cui avrebbe dovuto svolgersi la tradizionale fiera cittadina, successivamente annullata. La decisione ha aggravato le perdite subite da ristoranti, bar e negozi.
Il titolare di un locale ha raccontato di essere riuscito a rimanere aperto anche durante i momenti più critici perché l’attività si trova in un’area chiusa e protetta. Il protrarsi della contrazione degli incassi potrebbe però impedirgli di rinnovare alcuni contratti a tempo determinato.
Altri esercenti descrivono un quadro meno grave. Fatta eccezione per giovedì, quando numerose attività furono costrette a chiudere, il numero dei clienti non si sarebbe discostato in modo significativo dai livelli abituali.
Il governo locale ha confermato le celebrazioni religiose in onore della Vergine d’Africa, patrona di Ceuta, in programma il 4 e il 5 agosto.
Sono previste sia la processione sia la tradizionale offerta floreale. Il mantenimento degli appuntamenti assume anche un significato simbolico: mostrare che la città può riprendere la propria vita pubblica nonostante le conseguenze della crisi.
Le celebrazioni si svolgeranno in presenza di misure di sicurezza rafforzate.
La crisi ha prodotto conseguenze anche sul piano europeo. L’Italia ha temporaneamente sospeso l’applicazione degli accordi di Schengen, ripristinando i controlli sui viaggiatori non comunitari provenienti dalla Spagna.
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