Carceri, via libera definitivo della Camera al ddl tossicodipendenti.
Il provvedimento passa con 153 sì tra le critiche di AVS e IV, che denunciano la mancanza di risorse economiche e di posti nelle comunità: «Interesserà solo 500 detenuti su 20mila»
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Il Parlamento chiude l’iter e approva in via definitiva il disegno di legge sulla detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti, ma il voto a Montecitorio lascia dietro di sé una scia di roventi polemiche politiche. Il provvedimento di iniziativa governativa, già licenziato dal Senato, ha ottenuto 153 voti favorevoli, a fronte di 42 contrari e 82 astenuti. Se il centrodestra ha sostenuto compatto la norma, le opposizioni hanno scelto una linea fortemente critica: i gruppi di minoranza si sono astenuti — eccezion fatta per il Movimento 5 Stelle, che ha espresso voto contrario.
La misura: pene alternative per i percorsi terapeutici
Il testo normativo introduce la possibilità per i detenuti con problemi di dipendenza di aderire a programmi terapeutici specifici, scontando la pena in regime di detenzione domiciliare o presso strutture accreditate. Una misura pensata per favorire la riabilitazione e alleggerire la pressione sui penitenziari, da tempo al centro dell’emergenza legata al sovraffollamento.
Tuttavia, proprio l’efficacia e la portata reale del provvedimento sono finite nel mirino dei partiti di opposizione, che denunciano il rischio di un intervento di facciata privo di coperture adeguate.
L’affondo di AVS e Italia Viva: «Senza fondi è solo uno spot»
Durissime le critiche arrivate dai banchi dell’opposizione durante il dibattito parlamentare. Per Devis Dori, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in commissione Giustizia, la bontà di principio della norma si scontra con la realtà dei numeri e delle risorse: «Naturalmente noi siamo d’accordo con le finalità di questo provvedimento, perché far scontare la pena a certe condizioni a un tossicodipendente fuori dal carcere è giusto e noi lo chiedevamo da tempo. È anzi tardivo e frutto di una terribile emergenza di sovraffollamento che il ministro Nordio ha sempre negato senza un briciolo di umanità». Ciononostante, AVS ha scelto l’astensione: «La legge non prevede stanziamenti e senza soldi all’incirca solo 500 su circa 20mila tossicodipendenti attualmente detenuti potranno realmente lasciare il carcere. È comunque qualcosa, ma totalmente insufficiente».
Sulla stessa linea d’onda si inserisce Roberto Giachetti (IV-Casa Riformista), che bolla senza appello il provvedimento: «Anche se sancisce un principio che condividiamo, questo provvedimento rappresenta solo l’ennesimo spot della maggioranza: non inciderà minimamente sul dramma del sistema carcerario. Il ddl è il nuovo disco per l’estate, la versione rinnovata dell’annuale specchietto per le allodole». Giachetti rimarca inoltre il divario strutturale tra i numeri dei detenuti e la disponibilità effettiva delle strutture: «I detenuti tossicodipendenti sono 19.755 e circa 13.277 i posti letto nelle comunità terapeutiche, in gran parte occupati. Dove possono essere messe eventuali altre migliaia di persone senza investimenti? La dipendenza va curata e non scontata senza percorsi di cura individualizzati». Un’impasse che, secondo le opposizioni, rischia di depotenziare la portata della riforma.
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