Sondaggio Ipsos, l'allungo di FdI sul Pd: in un anno il divario cresce di due punti
La rilevazione di Nando Pagnoncelli fotografa le intenzioni di voto e registra una lieve crescita della fiducia nel governo rispetto al 2024.
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Se si guarda alla storia dell’Italia repubblicana, il governo guidato da Giorgia Meloni è oggi il terzo per durata, superato soltanto dai governi Berlusconi II e Berlusconi IV. Un dato non secondario, soprattutto se letto alla luce delle tensioni che hanno attraversato la maggioranza nell’ultimo anno, in particolare all’interno della Lega e nel rapporto tra Matteo Salvini e la presidente del Consiglio. Eppure, nonostante le divergenze – ultima in ordine di tempo quello sulla Manovra, che ha imposto un vertice di maggioranza – la fiducia nell’esecutivo tiene. A sottolinearlo è Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera, in apertura del sondaggio che fotografa lo scenario politico di fine anno.
L’apprezzamento per il governo si attesta al 42% tra chi esprime un’opinione, in lieve crescita rispetto a dodici mesi fa ma in calo di 12 punti rispetto all’insediamento. Una flessione significativa, ma meno profonda di quella registrata da altri esecutivi di lunga durata: il Berlusconi IV perse 35 punti, il governo Renzi 24. Una dinamica analoga riguarda la premier. Il gradimento di Meloni è oggi stimato al 43%, anch’esso in lieve crescita su base annua, ma inferiore di 15 punti rispetto all’avvio del mandato. Le perdite più marcate, nel medio periodo, si concentrano nei ceti popolari, tra chi vive difficoltà economiche, tra operai, autonomi e nel Mezzogiorno: segmenti che avevano nutrito aspettative di politiche più radicali, poi ridimensionate dai vincoli di bilancio e dal contesto internazionale.
Sul fronte delle intenzioni di voto, Fratelli d’Italia cresce lievemente e si colloca al 28,4%, il Partito democratico arretra di poco rispetto a fine 2024 e scende al 21,3%, mentre il Movimento 5 Stelle, rispetto alle politiche del 2022, perderebbe circa due punti. Più significativo il dato di Avs, che al 6,1% migliorerebbe sensibilmente il risultato delle ultime elezioni. Nel centrodestra prosegue il testa a testa tra Forza Italia e Lega, entrambe attorno all’8%, con una FI sostanzialmente stabile e una Lega in lieve contrazione.
Un elemento chiave del sondaggio riguarda la fedeltà elettorale. I tre principali partiti possono contare su bacini molto solidi: quasi nove elettori su dieci di FdI e oltre nove su dieci del M5S confermerebbero oggi la scelta fatta alle Europee. Al tempo stesso, tre astensionisti su quattro dichiarano che continuerebbero a non votare, riducendo drasticamente lo spazio di manovra per chi punta a intercettare quest’area.
L’analisi socio-demografica conferma infine la complementarità – ma anche la distanza – tra gli elettorati di Pd e M5S. I democratici restano forti tra pensionati, ceti medio-alti e nel Centro-Nord, mentre i 5 Stelle dominano tra disoccupati, persone in difficoltà economica e nel Sud. È qui che si gioca la possibilità di costruire un’alternativa al centrodestra, ma è anche qui che emergono le maggiori resistenze: gli elettori M5S, scrive Pagnoncelli, “spesso fanno fatica a votare per esponenti del Pd. Sono elettori, infatti, in gran parte ‘antisistema’: non sono più trasversali politicamente come un tempo (quando, con Grillo, erano presenti in misura consistente elettori che si collocavano a destra, oggi sostanzialmente scomparsi), ma l’orientamento costitutivamente critico verso le istituzioni rimane prevalente”.
Nel complesso, conclude il sondaggio di Pagnoncelli, il governo e la premier mantengono livelli di consenso elevati, anche grazie al riconoscimento internazionale, mentre l’opposizione appare più fragile e divisa. “Insomma, almeno per ora, non si vedono scenari diversi all’orizzonte”, conclude.

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