I sondaggi elettorali fotografano un quadro politico stabile
FdI non risente dell’esito del referendum mentre PD e M5S guadagnano consenso.
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Gli ultimi sondaggi politici confermano come la sconfitta al referendum non abbia intaccato il consenso elettorale di Fratelli d’Italia: il partito della premier Giorgia Meloni rimane stabile al 29,5%.
Avanzano invece le forze politiche che occupano il secondo e terzo gradino del podio. Il Partito Democratico di Elly Schlein incassa il +0,5% andando al 22%. E il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte guadagna il +0,1% andando al 12,3%.
Chi sale e chi scende nei sondaggi politici
Qui di seguito le rilevazioni dei sondaggi elettorali che mostrano chi guadagna e chi perde consenso nel confronto tra i partiti politici guidati dai vari leader, ovvero: Giorgia Meloni (FdI), Matteo Salvini (Lega), Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5S), Antonio Tajani (FI), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Avs), Matteo Renzi (Italia Viva), Roberto Vannacci (Futuro Nazionale), Riccardo Magi (+Europa), Carlo Calenda (Azione) e Maurizio Lupi (Noi Moderati).
La situazione delle coalizioni è la seguente (ad oggi Vannacci sta ancora valutando l’alleanza a destra):
centro-destra (con Vannacci) – 48,4%;
centro-destra (senza Vannacci) – 45,1%;
campo largo (PD, M5S, AVS, IV, +E) – 44,6%;
centro-sinistra – 30%;
Movimento 5 Stelle – 12,3%;
Terzo Polo – 5,7%;
altri – 3,6%.
Attualmente la politica italiana sta cercando di definire le alchimie per le elezioni del 2027, che vedranno il rinnovo di Parlamento e Governo.
Nel centro-destra l’ex generale Roberto Vannacci di Futuro Nazionale si dice pronto a dialogare ma si riserva di entrare in coalizione solo e unicamente alle sue condizioni: devono essere rispettati i valori della destra italiana. Il dettaglio non è banale, perché se il campo largo dovesse avanzare, la presenza o l’assenza di Vannacci a destra sarebbe il vero ago della bilancia. Dialogante, ma fuori da un’eventuale coalizione, anche Carlo Calenda con Azione.
Nel centro-sinistra si discute sulle modalità di scelta del leader del campo largo fra Elly Schlein (PD), Giuseppe Conte (M5S) e un eventuale “papa straniero”. Qualcuno, nel frattempo, tira per la giacchetta Silvia Salis (sindaca di Genova). Il nodo da sciogliere è: primarie sì, primarie no.
Partiti che potrebbero rimanere fuori dal Parlamento
Non è ancora chiaro con quale legge elettorale si andrà al voto per le elezioni politiche 2027, se con il Rosatellum o con lo Stabilicum attualmente in cantiere nella maggioranza. Ma entrambe le leggi elettorali fissano una soglia di sbarramento al 3% che lascerebbe i piccoli partiti fuori da Camera e Senato (a meno di alleanze strategiche).
Se si votasse oggi, resterebbero fuori dal Parlamento:
Italia Viva di Matteo Renzi (2,3%);
+Europa di Riccardo Magi (1,4%);
Noi Moderati di Maurizio Lupi (1,1%).
E rimarrebbero fuori dal Parlamento anche tutti i piccoli partiti inclusi nella voce “altri”: Partito Liberaldemocratico, Democrazia Sovrana Popolare, Partito della Rifondazione Comunista, Movimento Drin Drin e Potere al Popolo, tra gli altri. A patto che, come detto, i loro segretari dovessero rifiutare un’alleanza strategica.



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