Piattaforme digitali, la Lapet difende i professionisti
Assoprofessioni: no a filtri che limitino le attività non riservate dalla legge.
Nuova occasione si è presentata nell’ambito dello “Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/2831 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali”.
Nel corso dell’esame parlamentare del citato provvedimento, Assoprofessioni (di cui la Lapet è socio fondatore) ha fornito il suo contributo, in termini di osservazioni e proposte, presso la 10ª Commissione (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) di Camera e Senato.
“Pur esprimendo un apprezzamento generale per l’impianto del provvedimento, abbiamo evidenziato la necessità di salvaguardare il delicato equilibrio tra la tutela delle professioni regolamentate e la libertà di esercizio delle attività professionali non soggette a riserva” ha spiegato Roberto Falcone in qualità di segretario generale Assoprofessioni.
Il cuore della memoria depositata tocca il tema dell’accesso e della gestione dei servizi professionali tramite le piattaforme digitali. L’associazione condivide l’esigenza che i portali di intermediazione garantiscano chiarezza e trasparenza sulle qualifiche, tuttavia, mette in guardia contro il rischio di restrizioni preventive e generalizzate
La proposta avanzata alle commissioni si fonda sul principio della separazione tra la verifica della legittimazione a svolgere una specifica prestazione riservata e l’accesso generale alla piattaforma: “Quando l’utente ricerca una prestazione per la quale la legge prescrive il possesso di uno specifico titolo abilitante o l’iscrizione a un albo, la piattaforma dovrà quindi naturalmente assicurare che tale prestazione sia proposta esclusivamente da soggetti legittimati. Diversamente, quando l’utente ricerca prestazioni non riservate, non dovrebbe essere applicato alcun filtro che escluda a priori i professionisti non ordinistici” ha chiarito Falcone.
L’obiettivo ribadito da Assoprofessioni non è quello di indebolire le tutele per le professioni ordinistiche o di intaccare le riserve di legge, bensì di evitare un ampliamento surrettizio o indiretto di tali riserve per via tecnologica. “La digitalizzazione dell’intermediazione non deve trasformarsi in uno strumento di restrizione della concorrenza e della libertà d’esercizio per il vasto comparto delle professioni di cui alla legge n. 4/2013” ha precisato Falcone.
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