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RIFORMA ORDINI, MERCATO A RISCHIO PER I SENZA ORDINE

Falcone (Assoprofessioni): sovrapporre competenza e riserva crea un cortocircuito normativo che uccide il sistema duale delle professioni associate.

RIFORMA ORDINI, MERCATO A RISCHIO PER I SENZA ORDINE

La riforma degli ordinamenti professionali rischia di compromettere gravemente l’equilibrio del sistema delle professioni e di espellere dal mercato centinaia di migliaia di lavoratori non iscritti agli Ordini. È l’allarme lanciato da Roberto Falcone, segretario generale di Assoprofessioni, intervenuto in audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato.

Falcone ha espresso “forti dubbi” su alcune disposizioni contenute nello schema di riforma, denunciando il pericolo di un vero e proprio “cortocircuito normativo” che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza dei professionisti disciplinati dalla legge 4 del 2013, ma non iscritti ad Albi o Ordini.

Nel mirino, in particolare, la formulazione del punto 4, comma 1, lettera c) dell’articolo 2, che – secondo Falcone – sovrappone in modo improprio i concetti di “competenza” e “riserva”. Una confusione che rischia di tradursi nell’espulsione dal mercato di oltre 500.000 lavoratori autonomi, con “danni incalcolabili per l’occupazione e per il sistema economico nazionale”.

Il segretario generale di Assoprofessioni ha ribadito che il sistema professionale italiano si fonda su un equilibrio duale che va tutelato: da un lato le attività riservate per legge ai professionisti iscritti agli Ordini, dall’altro le attività libere, esercitabili anche da professionisti non ordinistici. Tra queste rientrano, ad esempio, la consulenza tributaria e fiscale, oggi svolta da tributaristi, revisori legali, consulenti del lavoro e avvocati.

Secondo Falcone, l’attuale formulazione del provvedimento introduce una contraddizione terminologica pericolosa: trattando le attività “di competenza” alla stregua di quelle “riservate”, si rischia di trasformare ogni attività menzionata in un ordinamento professionale in un’esclusiva degli iscritti agli Ordini.

“Così facendo – ha concluso – si chiuderebbe di fatto il mercato, snaturando il pluralismo professionale e cancellando un intero segmento di lavoro autonomo che oggi opera legittimamente nel rispetto della legge”.

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