Anno: XXVIII - Numero 176    
Giovedì 17 Settembre 2026 ore 13:30
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PROFESSIONI, PARTE ALLA CAMERA LA GRANDE RIFORMA

A Montecitorio il via l’iter della delega che ridisegna accesso, competenze, formazione e Ordini.

PROFESSIONI, PARTE ALLA CAMERA LA GRANDE RIFORMA

La riforma degli ordinamenti professionali entra nella sua seconda fase parlamentare. Dopo il via libera del Senato del 3 agosto scorso, il disegno di legge delega approda alla Camera e apre una partita destinata a coinvolgere direttamente quindici categorie ordinistiche e quasi 700 mila professionisti. Il provvedimento, presentato dal Governo su iniziativa dei ministri della Giustizia Carlo Nordio e del Lavoro Marina Elvira Calderone, è stato assegnato il 9 settembre alla commissione Giustizia di Montecitorio in sede referente.

Il primo appuntamento è già fissato:domani 18 settembre alle ore 17 scadrà il termine per i deputati che intendono indicare i soggetti da convocare in audizione. Si apre quindi la fase del confronto con gli Ordini, i Collegi, le rappresentanze delle professioni e gli altri soggetti interessati. Un passaggio particolarmente significativo perché il testo non si limita a intervenire su singole disposizioni, ma costruisce la cornice per un complessivo riordino degli ordinamenti.

Le professioni interessate sono agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali, consulenti in proprietà industriale e tecnologi alimentari. Una platea estremamente articolata, che comprende professioni tecniche, scientifiche, economiche, sociali e dell’informazione.

Il cuore della riforma è una delega al Governo della durata di 24 mesi dall’entrata in vigore della legge. Sarà quindi l’Esecutivo, attraverso uno o più decreti legislativi, a dare concreta attuazione al nuovo assetto. Gli schemi dei decreti dovranno essere trasmessi alle Camere per il parere delle commissioni parlamentari competenti. È inoltre previsto, entro dodici mesi dall’ultimo decreto legislativo, un ulteriore intervento correttivo e integrativo.

Ed è proprio qui che si concentra la parte più delicata della riforma. La delega stabilisce una serie articolata di principi e criteri direttivi che dovranno guidare il Governo nella riscrittura degli ordinamenti. Tra gli obiettivi figurano la valorizzazione del ruolo sociale ed economico delle professioni regolamentate, la tutela dell’indipendenza e dell’autonomia intellettuale del professionista e una più precisa definizione delle attività professionali riservate o attribuite alle singole categorie.

Particolare attenzione viene dedicata al rapporto tra competenze professionali e percorso formativo. Il testo prevede che le competenze attribuite agli iscritti agli Albi siano coerenti con il percorso formativo necessario per accedere alla professione, collegando quindi in maniera più esplicita titolo di studio, formazione e attività professionale. L’obiettivo dichiarato è rendere più chiaro il perimetro delle competenze e ridurre le aree di sovrapposizione tra professioni.

Un altro capitolo centrale riguarda l’accesso alle professioni. La riforma punta a riorganizzare formazione e tirocinio, con l’obiettivo di rendere più snelli i percorsi di ingresso senza sacrificare la qualità della preparazione. Il provvedimento interviene inoltre sugli esami di Stato e sulle procedure di abilitazione, nell’ambito di un generale ripensamento dei meccanismi che accompagnano l’ingresso nelle professioni regolamentate.

Sul tavolo c’è anche il tema della formazione continua, insieme alla disciplina deontologica e al sistema disciplinare. La delega contempla infatti interventi sull’organizzazione degli Ordini, sulle responsabilità professionali e sul sistema sanzionatorio, con l’intento di aggiornare regole spesso stratificate nel tempo. Il Senato, nell’approvare il testo, ha evidenziato proprio gli interventi relativi ad accesso, competenze, formazione, sistema disciplinare e compensi.

Non meno importante è il capitolo dedicato alla governance degli Ordini. Il disegno di legge delega interviene sui criteri di composizione e rinnovo degli organi rappresentativi, puntando su trasparenza, ricambio generazionale, rappresentanza di genere e meritocrazia. Sono previste inoltre misure per semplificare gli adempimenti relativi alle Società tra professionisti.

La riforma tocca anche il riconoscimento dell’attività di consulenza professionale, la disciplina del tirocinio, la rappresentanza negli organi ordinistici e il regime della responsabilità professionale. Sono temi che, proprio perché incidono sulla quotidianità dell’attività degli iscritti, saranno inevitabilmente al centro delle audizioni parlamentari.

Un elemento particolarmente rilevante riguarda il ruolo attribuito agli stessi Consigli nazionali. I decreti legislativi dovranno essere adottati su proposta del ministro vigilante, sentito il Consiglio nazionale della singola professione. Per le norme con ricadute previdenziali e assistenziali è previsto il concerto con il ministro del Lavoro, mentre per le disposizioni riguardanti l’attività universitaria e i profili abilitanti è previsto il coinvolgimento del ministro dell’Università e della ricerca.

La scelta di procedere attraverso una legge delega significa dunque che il passaggio parlamentare appena iniziato non esaurirà la partita. Al contrario, la legge fisserà la cornice entro cui il Governo dovrà successivamente scrivere i nuovi ordinamenti. È nei decreti legislativi, quindi, che si definiranno concretamente molte delle modifiche destinate a incidere sulla vita delle categorie.

Il percorso non nasce dal nulla. Il disegno di legge era stato approvato dal Consiglio dei ministri il 4 settembre 2025 ed è rimasto per mesi al centro dell’esame parlamentare. Al Senato la commissione Giustizia ha svolto una lunga serie di audizioni, ascoltando i rappresentanti delle diverse professioni: dai consulenti del lavoro ai geometri, dagli architetti agli agronomi, dai geologi agli assistenti sociali, fino agli ingegneri, agli spedizionieri doganali, ai giornalisti, ai tecnologi alimentari e ai consulenti in proprietà industriale. Sono stati ascoltati anche rappresentanti di Assoprofessioni e Confprofessioni.

Il Senato ha poi approvato il provvedimento il 3 agosto con 81 voti favorevoli, nessun contrario e 50 astensioni, trasmettendolo alla Camera.

Ora la palla passa a Montecitorio. E il calendario delle audizioni rappresenta soltanto il primo passaggio. La commissione Giustizia dovrà esaminare un testo che interessa contemporaneamente autonomia professionale, accesso, formazione, competenze, deontologia, responsabilità, rappresentanza e funzionamento degli Ordini. Il disegno di legge è inoltre collegato alla legge di bilancio e sarà accompagnato dai pareri di numerose altre commissioni della Camera, tra cui Affari costituzionali, Bilancio, Finanze, Cultura, Ambiente, Attività produttive, Lavoro, Affari sociali, Agricoltura e Politiche dell’Unione europea.

Il confronto, dunque, è destinato ad allargarsi ben oltre la commissione Giustizia. E proprio le audizioni potranno diventare il luogo nel quale le categorie saranno chiamate a misurarsi nel dettaglio con una riforma che, una volta approvata la delega, trasferirà al Governo la responsabilità di tradurre i principi parlamentari nei nuovi ordinamenti.

Nel frattempo anche il mondo delle professioni organizzate si prepara alla nuova fase. Il Comitato unitario degli Ordini e dei Collegi professionali ha recentemente rinnovato i propri vertici, confermando alla presidenza Rosario De Luca. Nel presentare il nuovo assetto, De Luca ha richiamato proprio il percorso parlamentare della riforma degli ordinamenti come uno dei terreni sui quali proseguirà il lavoro unitario delle categorie.

La partita è quindi ufficialmente aperta. Dopo il Senato, la riforma deve ora superare il passaggio alla Camera; ma soprattutto dovrà trasformarsi, nei successivi decreti legislativi, in regole concrete per quindici professioni. Ed è proprio nella fase delle audizioni e della successiva elaborazione dei decreti che si misurerà l’effettiva portata del cambiamento annunciato.

 

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