LAVORO AUTONOMO, MENO NUMERI MA PIÙ QUALITÀ
Secondo il focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a fronte del calo dell’incidenza degli autonomi, dal 2014 al 2024, è cresciuta la componente organizzata. In aumento imprenditori e professionisti con dipendenti. Preoccupano le difficoltà di ricambio generazionale.Secondo il focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a fronte del calo dell’incidenza degli autonomi, dal 2014 al 2024, è cresciuta la componente organizzata. In aumento imprenditori e professionisti con dipendenti. Preoccupano le difficoltà di ricambio generazionale.
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Il lavoro autonomo cambia pelle. Sebbene negli ultimi dieci anni (2014- 2024) l’incidenza degli autonomi sul totale degli occupati si sia ridotta, passando dal 24,5% al 21,2%, si è assistito a un processo di ricomposizione che sta rafforzando la qualità, la solidità organizzativa e il livello di professionalizzazione del lavoro in proprio. In soli cinque anni (2019-2024) è infatti aumentata in modo significativo la componente più organizzata: i lavoratori autonomi con dipendenti (imprenditori, professionisti e lavoratori in proprio) sono cresciuti del 16,9%, da 1 milione 384 mila a 1 milione 618 mila. È quanto emerge dal focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, “I numeri del lavoro autonomo in Italia, tra calo e ricomposizione”, dedicato all’evoluzione del comparto nel nostro Paese e corredato da dati provinciali. Dalla lettura dei dati non emerge una crisi strutturale del lavoro autonomo, ma una sua trasformazione. A rafforzare il profilo qualitativo del settore contribuisce anche l’innalzamento del livello di istruzione. In dieci anni è diminuita, infatti, la quota di autonomi con la licenza media, mentre è aumentata quella dei lavoratori con titolo universitario, salita dal 24,9% al 29%. Un’evoluzione che evidenzia come l’attività in proprio richieda sempre più competenze specialistiche, organizzative e gestionali. Se da un lato si assiste ad una ristrutturazione del settore, dall’altro si verifica una contrazione e un progressivo invecchiamento della platea degli indipendenti. Il numero degli autonomi è infatti sceso da 5 milioni 370 mila a 5 milioni 85 mila, con una perdita di 285 mila unità (-5,3%) a fronte di una generale crescita dell’occupazione che, tra il 2014 e il 2024, è aumentata di oltre 2 milioni di posti di lavoro. A pesare maggiormente sul calo sono state le fasce più giovani: gli autonomi tra i 35 e i 49 anni sono diminuiti del 25,4%, mentre tra i 15 e i 34 anni la contrazione ha raggiunto il 17,9%. Di contro, nella fascia 50- 64 anni si è registrato un aumento del 25%. Le dinamiche demografiche e le crescenti difficoltà nel ricambio generazionale hanno inciso sulla riduzione: oggi circa la metà dei lavoratori indipendenti ha più di 50 anni contro il 38,9% di dieci anni fa. La diminuzione ha riguardato soprattutto il commercio che ha perso 141 mila autonomi, mentre nei servizi alle imprese e alle persone (informazione e comunicazione) gli autonomi sono cresciuti. Sul piano territoriale emerge una forte differenziazione: il calo è stato più marcato nelle aree del Nord, dove la riduzione ha superato il 6% negli ultimi cinque anni, mentre nel Mezzogiorno si è registrata una crescita dell’1,8%: segnale di una persistente capacità di iniziativa imprenditoriale nelle regioni meridionali. “I dati mostrano con chiarezza che il lavoro autonomo è diventato sempre più qualificato e strutturato, ma allo stesso tempo evidenziano una criticità che non possiamo ignorare: il difficile ricambio generazionale”, è il commento del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. “Gli incentivi previsti dal Decreto Coesione rappresentano un segnale importante e un primo passo nella giusta direzione, ma da soli non sono sufficienti. La riduzione della presenza dei giovani nel lavoro in proprio rischia di impoverire il tessuto produttivo del Paese nel medio periodo. È necessario continuare con politiche mirate che rendano l’iniziativa autonoma più accessibile, sostenibile e attrattiva per le nuove generazioni, sostenendo competenze, investimenti e percorsi di accompagnamento all’impresa”.
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