LA VOCE DELLE PROFESSIONI.
La relazione dell’Osservatorio sull’equo compenso al vaglio del Parlamento.
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È sbarcata lo scorso 8 gennaio, in Parlamento (precisamente nella Commissione Giustizia del Senato) la relazione sull’attività di monitoraggio della legge sull’equo compenso per le prestazioni libero-professionali (49 del 2023) predisposta dall’Osservatorio istituito presso il ministero della Giustizia ai sensi della stessa disciplina.
L’organismo, di cui fanno parte le rappresentanze delle varie categorie riunite in Ordini e Collegi (fra cui il Consiglio nazionale dei periti industriali e periti industriali laureati) e in associazioni, aveva, infatti, terminato con la fine del 2024 l’inserimento delle informazioni giunte dai componenti. E aveva pure stabilito le priorità per l’anno nuovo: verranno, si legge nel documento, effettuati «approfondimenti in via prioritaria sul tema dell’applicabilità della legge sull’equo compenso alle gare pubbliche», considerato che su tale fronte, «è emersa l’esistenza di indirizzi interpretativi diversi, in particolare in seno alla giurisprudenza amministrativa».
Il riferimento che viene messo in evidenza nel testo è al fiorire di ricorsi al Tar, negli ultimi mesi, in virtù della questione dell’applicabilità della legge 49 al perimetro degli appalti pubblici, a seguito delle esternazioni, risalenti allo scorso anno, dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), secondo cui a prevalere sarebbe il codice dei contratti (il decreto legislativo 36 del 2023), rispetto alla disciplina sulla giusta remunerazione dei lavoratori autonomi. Perciò, va avanti il documento dell’Osservatorio, visto che le sentenze del 2024 del Tar Lazio e del Tar Veneto «risultano impugnate dinanzi al Consiglio di Stato», appare «verosimile che entro l’inizio del 2025 si potrà disporre di indirizzi giurisprudenziali maggiormente consolidati. Su tale base», viene, poi, specificato nella relazione giunta al vaglio dei senatori della II Commissione di Palazzo Madama, l’organismo del dicastero guidato da Carlo Nordio «ha altresì convenuto sull’opportunità di svolgere un ciclo di audizioni di docenti ed esperti nell’ambito di un’indagine a carattere conoscitivo, che costituirà il primo argomento da inserire nel calendario dei lavori del 2025».
Nel futuro, comunque, prosegue il documento, l’Osservatorio «potrebbe costituire, per la sua composizione attualmente incentrata in larga misura sui rappresentanti delle categorie ordinistiche, una sorta di «foro istituzionale» dove convogliare informazioni, esperienze relative a buone prassi, istanze comuni a organismi che si presentano anche alquanto diversi fra loro, non solo per i contenuti delle attività professionali dei soggetti ad essi afferenti, ma anche per struttura ministeriale di riferimento con funzioni di vigilanza», in virtù della constatazione che «15 sono gli Ordini vigilati dal ministero della Giustizia, 10 dal ministero della Salute, uno dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, uno dal Ministero delle imprese e del made in Italy», nonché delle differenze per «numero di iscritti, anni di istituzione e attività. Si tratta, infatti, di organismi che spaziano da enti ampiamente consolidati per struttura organizzativa ed attività fino a soggetti solo recentemente costituiti in forma ordinistica, ovvero altri ancora esistenti al momento quali associazioni di professionisti non iscritti a Ordini e Collegi», si legge, infine.
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