I FONDI PENSIONE, NON SONO UN CASINÒ
Dal Governo una sorta di esproprio autorizzato, scaricando il rischio sugli iscritti.
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È notizia di oggi, 27 giugno 2025, che con una correzione inserita in extremis nel decreto-legge economia, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha ammorbidito le soglie minime di investimenti qualificati per le Casse di previdenza e per il Fondi pensione nel 3% nel 2025, 5% nel 2026 e 10% nel 2027, il tutto senza alcuna garanzia per gli iscritti delle Casse di previdenza e dei Fondi pensione.
Una sorta di esproprio autorizzato, scaricando il rischio appunto sugli iscritti.
L’introduzione dell’obbligo di investimento in venture capital chiamerà il management delle Casse di previdenza e dei Fondi pensione ad una riflessione molto approfondita sulla gestione del rischio perché il venture capital, per sua natura, presenta un profilo di rischio più elevato rispetto agli strumenti tradizionali, richiedendo tra il resto competenze specialistiche nella selezione dei fondi e nella valutazione delle opportunità di investimento.
Queste capacità manageriali, come ha sottolineato la relazione della Commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali, dovranno essere, prioritariamente, quantomeno rafforzate.
Poiché l’iscrizione alle Casse di previdenza, a differenza dei Fondi pensione, è obbligatoria per legge, sarà opportuna una consultazione pubblica per accertare se la maggioranza degli iscritti possa essere favorevole a questo tipo di investimenti, che scarica il rischio elevato, di perdere anche tutto il capitale, sugli iscritti stessi.
Le Casse di previdenza, così come i Fondi pensione, non sono né un casinò né una slot machine.
Ho già trattato il tema nel mio “Le Casse di previdenza e il venture capital” (https://www.mondoprofessionisti.it/casse-di-previdenza/le-casse-di-previdenza-e-il-venture-capital/).
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