Anno: XXVIII - Numero 184    
Martedì 29 Settembre 2026 ore 13:30
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BILANCI, I COMMERCIALISTI DIFENDONO IL FORTINO

Le rappresentanze regionali dei commercialisti in campo a fianco del Consiglio nazionale di categoria.

BILANCI, I COMMERCIALISTI DIFENDONO IL FORTINO

La guerra tra commercialisti e consulenti del lavoro non accenna a diminuire. E questa volta il terreno di scontro è uno dei più sensibili: il deposito dei bilanci al Registro delle imprese. La norma contenuta nel Ddl Concorrenza, che estenderebbe anche ai consulenti del lavoro la possibilità di effettuare questo adempimento, ha fatto scattare la dura reazione del Consiglio nazionale dei commercialisti e dell’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti ed esperti contabili.

Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, non usa mezzi termini: «La previsione è inaccettabile». E respinge in anticipo l’accusa di una difesa corporativa della categoria. Il punto, sostiene, non sarebbe la concorrenza tra professioni, ma la coerenza tra responsabilità attribuite e competenze necessarie per esercitarle.

Per i commercialisti, infatti, il deposito del bilancio non può essere ridotto a una semplice operazione telematica. Il professionista che lo effettua deve attestare la conformità del documento informatico agli atti approvati dalla società e verificare la completezza della documentazione. Una responsabilità che, secondo de Nuccio, presuppone una preparazione specifica in materia contabile, societaria e fiscale.

«Un bilancio non è un file da caricare su una piattaforma», sottolinea il presidente dei commercialisti. È il documento nel quale si riflette la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa e che entra nel sistema della pubblicità legale, con effetti per soci, creditori, banche e controparti.

Tutti i coordinamenti regionali degli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili hanno sottoscritto un documento “di piena condivisione” della posizione assunta dal Consiglio nazionale della categoria, in rappresentanza dei 120.000 iscritti alla categoria, contro la norma del disegno di legge sulla Concorrenza che intende estendere ai consulenti del lavoro la facoltà di depositare i bilanci presso il Registro delle imprese.

    Nella nota gli organismi affermano che “l’articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della legge n.

340/2000 attribuisce oggi questa funzione agli iscritti nell’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Non si tratta della semplice trasmissione di un file: il professionista incaricato opera nell’ambito della pubblicità legale dell’impresa e attesta, sotto la propria responsabilità, la conformità dei documenti trasmessi agli originali. Una funzione coerentemente attribuita a una professione il cui ordinamento riconosce una specifica competenza nelle materie economico-aziendali, societarie e contabili e il cui percorso di accesso prevede formazione universitaria, tirocinio ed esame di Stato nelle discipline che riguardano direttamente contabilità e bilancio”, si legge.

    “Diverso – proseguono – è il perimetro professionale dei consulenti del lavoro, storicamente incentrato sul diritto del lavoro, sulla previdenza e sull’amministrazione del personale.

    La stessa composizione del relativo Albo dimostra, inoltre, che l’iscrizione non ha sempre presupposto un percorso formativo economico-contabile omogeneo: la legge n. 12/1979 ha consentito la permanenza nell’Albo di soggetti già iscritti anche in deroga ai requisiti di titolo di studio e abilitazione e, per lungo tempo, l’accesso alla professione è stato consentito attraverso percorsi differenti da quelli propri dell’area economico-aziendale”.

    “I commercialisti dei territori – concludono – sosterranno le iniziative del Consiglio nazionale, affinché la disposizione venga riconsiderata nel corso dell’esame parlamentare. La concorrenza si rafforza con competenze chiare e responsabilità definite, non facendo passare il principio che tutti possano fare tutto”.

Sulla stessa linea l’Ungdcec. Il presidente Francesco Cataldi chiede al legislatore di cancellare la disposizione dal disegno di legge sulla concorrenza e richiama un principio che, secondo i giovani commercialisti, dovrebbe valere per tutte le professioni: formazione, esame di Stato e competenze devono essere il criterio con cui vengono attribuite le responsabilità professionali.

Il nodo, dunque, non è soltanto chi materialmente invia un documento al Registro delle imprese. È chi può assumersi la responsabilità di attestare che quel documento corrisponde agli atti societari approvati e che la pratica è completa. Dal bilancio in formato XBRL alla nota integrativa, fino al verbale di approvazione e alle relazioni degli organi di controllo, quando previste: per l’Ungdcec si tratta di attività che richiedono una preparazione specialistica.

Ma la partita contiene anche un elemento di contrapposizione tra le due professioni che va oltre il Ddl Concorrenza. L’Unione dei giovani commercialisti richiama infatti la sentenza n. 12539/2026 del Tar del Lazio, che ha confermato l’esclusione dei commercialisti dal rilascio dell’Asse.Co., valorizzando le differenze tra i percorsi professionali. Una decisione che l’Ungdcec contesta, ricordando le competenze riconosciute dalla legge ai commercialisti in materia di lavoro e previdenza.

Ed è proprio qui che la disputa sui bilanci rischia di trasformarsi nell’ennesimo capitolo di una guerra più ampia: quella sulla delimitazione dei confini professionali. Da una parte i commercialisti rivendicano la specificità della formazione contabile e societaria; dall’altra i consulenti del lavoro vedono nel nuovo intervento legislativo un ampliamento delle proprie possibilità operative.

Il legislatore è ora chiamato a decidere se e come modificare la disciplina. Sullo sfondo resta una domanda destinata a pesare nel confronto parlamentare: quando un adempimento comporta un’attestazione e una responsabilità professionale, quanto deve pesare la specificità delle competenze rispetto all’obiettivo di ampliare la concorrenza tra professioni?

Una presa di posizione unitaria in risposta alle dichiarazioni del presidente dei commercialisti sulla disposizione contenuta nel disegno di legge annuale sulla concorrenza viene dai Presidenti dei Consigli provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. «Rimandiamo al mittente le accuse del presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Elbano de Nuccio. Definire “inaccettabile” l’estensione ai Consulenti del Lavoro della possibilità di depositare i bilanci significa disconoscere il complesso delle norme che, da decenni, regolano il ruolo degli intermediari professionali in materia fiscale, contabile e tributaria. Non siamo di fronte – chiariscono – ad alcuna invasione di campo né al tentativo di appropriarci di competenze altrui. Piuttosto, sarebbe colmato un vulnus dell’ordinamento e riallineata la disciplina del deposito dei bilanci alla realtà delle attività che i Consulenti del Lavoro sono già pienamente abilitati a svolgere. Il deposito presso il Registro delle imprese costituisce, infatti, un adempimento successivo alla formazione e all’approvazione del bilancio e non attribuisce alcuna esclusiva sulla sua redazione o certificazione».

I Consulenti del Lavoro assistono quotidianamente centinaia di migliaia di imprese nella tenuta della contabilità, negli adempimenti fiscali e tributari, nella trasmissione delle dichiarazioni, nell’accesso alle fatture elettroniche e ai dati messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, nell’apposizione dei visti di conformità e nelle asseverazioni previste dalla legge. Sono intermediari fiscali abilitati e possono prestare assistenza tecnica nel processo tributario nei casi stabiliti dall’ordinamento.

A queste attribuzioni si aggiungono le funzioni esercitabili nelle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza, come curatori, commissari giudiziali e liquidatori, nonché negli organi di controllo societario quando ricorrono i requisiti previsti dalla normativa. I Consulenti del Lavoro sono inoltre chiamati a certificare costi e spese ai fini dell’accesso ad agevolazioni e crediti d’imposta e sono soggetti a precisi obblighi in materia di antiriciclaggio.

«È dunque singolare sostenere che un professionista al quale la legge consente di tenere la contabilità, verificare dati contabili, apporre visti, assistere il contribuente e gestire delicate procedure di crisi non possa trasmettere telematicamente un bilancio regolarmente approvato dagli organi societari».

La competenza dei Consulenti del Lavoro, del resto, non è circoscritta al diritto del lavoro e alla legislazione sociale. Il percorso universitario, il tirocinio professionale, l’esame di Stato e la formazione continua comprendono stabilmente diritto tributario, economia aziendale, ragioneria, contabilità e disciplina societaria. Materie indispensabili per esercitare una professione che opera al fianco delle imprese e che integra competenze lavoristiche, fiscali, economiche e organizzative.

«I Consulenti del Lavoro non chiedono privilegi. Chiedono che venga rispettata, anche sul piano degli adempimenti formali, una funzione che appartiene da sempre alla loro storia professionale, alla loro preparazione e al ruolo concretamente svolto nel sistema economico del Paese».

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