BILANCI, FDI SFIDA I COMMERCIALISTI
FdI sostiene l’articolo 13. I commercialisti chiedono al Governo di cancellarlo.
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La guerra sui bilanci approda al Parlamento e assume un rilievo sempre più politico. Nel pieno dello scontro tra commercialisti e consulenti del lavoro sulla norma contenuta nel Ddl Concorrenza 2026, arriva la presa di posizione della senatrice di Fratelli d’Italia Paola Mancini, componente della Commissione Lavoro del Senato: l’articolo 13 deve restare.
«Il deposito dei bilanci è l’ultimo passaggio di un lavoro che i consulenti del lavoro già svolgono ogni giorno accanto alle imprese: contabilità, fisco, previdenza, crisi d’impresa. L’articolo 13 del Ddl Concorrenza non inventa una competenza: la riconosce», sostiene Mancini, annunciando che quando il provvedimento arriverà al Senato lavorerà perché la disposizione venga mantenuta e valutata nel merito.
La dichiarazione arriva dopo giorni di durissimo confronto. Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha chiesto al Governo di eliminare la norma, sostenendo che il deposito non sia una semplice trasmissione telematica ma un’attività che comporta responsabilità sulla conformità della documentazione e presuppone competenze contabili e societarie. Il 29 settembre il presidente del Cndcec Elbano de Nuccio ha scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al sottosegretario Alfredo Mantovano e ai ministri interessati chiedendo formalmente il riesame e lo stralcio della disposizione.
Sul fronte opposto, i consulenti del lavoro respingono l’accusa di invasione di campo. I presidenti dei Consigli provinciali hanno sostenuto che il deposito costituisce un adempimento successivo alla formazione e all’approvazione del bilancio e che la categoria possiede già competenze in materia fiscale, contabile, tributaria e societaria.
La novità politica è dunque significativa. Per la prima volta, nella fase più aspra della contesa, una parlamentare di maggioranza prende pubblicamente posizione a favore del mantenimento della disposizione e annuncia che il confronto dovrà svolgersi nelle sedi parlamentari. Mancini richiama, in particolare, la disciplina che dal 1998 consente ai consulenti del lavoro la trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali, i parametri ministeriali che comprendono la formazione del bilancio tra le attività considerate ai fini dei compensi e il ruolo riconosciuto alla categoria dal Codice della crisi d’impresa.
È proprio su questo terreno che si gioca la partita: non soltanto chi possa materialmente trasmettere un documento al Registro delle imprese, ma quale rapporto debba esistere tra formazione professionale, abilitazione, responsabilità e apertura del mercato.
I commercialisti insistono sulla specificità della preparazione economico-contabile e sulla responsabilità collegata all’attestazione di conformità. La posizione è stata condivisa anche dai coordinamenti regionali degli Ordini e dall’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, che hanno chiesto la cancellazione della disposizione dal Ddl Concorrenza.
I consulenti del lavoro, invece, rivendicano una competenza più ampia di quella tradizionalmente associata alla sola materia lavoristica. E ricordano che il loro percorso comprende materie economiche, contabili, tributarie e societarie. La categoria sostiene inoltre che l’estensione prevista dal Ddl non attribuirebbe ai consulenti il potere di redigere o certificare il bilancio, ma consentirebbe loro di procedere al deposito telematico di un documento già formato e approvato dalla società.
Nel frattempo la questione è entrata anche nel dibattito politico della maggioranza. Il deputato della Lega Andrea de Bertoldi ha espresso perplessità sulla norma e chiesto un approfondimento da parte di Governo e Parlamento, richiamando la necessità di valutare competenze professionali e garanzie per le imprese.
La distanza tra le due professioni resta quindi netta. Ma la dichiarazione di Mancini introduce un elemento nuovo: il destino dell’articolo 13 non sarà deciso soltanto nel confronto tra gli Ordini. Quando il Ddl Concorrenza entrerà nel percorso parlamentare, la questione dovrà essere affrontata anche dai gruppi politici, chiamati a misurarsi con due esigenze dichiarate: tutela delle competenze professionali e apertura del mercato.
Ed è proprio qui che la battaglia sui bilanci rischia di trasformarsi in una delle principali prove di forza tra le professioni economiche e del lavoro nella legislatura.
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