AIUTI PER LA DIGITALIZZAZIONE PER GLI AUTONOMI
I Consulenti denunciano evidenti limiti tecnologici e 'gap' di rete nel Paese
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I consulenti del lavoro, “come gli altri professionisti italiani sono i “grandi utenti” del servizio pubblico e gli “intermediari” tra la Pubblica amministrazione ed il sistema produttivo del Paese”, ecco perché “gli incentivi e le risorse destinate dalle Linee di intervento della missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” dovrebbero avere quali destinatari anche i liberi professionisti, la cui strategica importanza si rinviene, oltre che nel ruolo di “veicolo” delle azioni della Pubblica amministrazione verso il sistema produttivo, anche in quello di terminali di presidio” in quella “Italia “minore”, cui sono indirizzati gli indispensabili interventi che mirano a colmare il ‘gap’ tra diversi territori del Paese, e porre il sistema produttivo in condizione di poter competere in una economia, resa dalla pandemia, ancora più globale”. È un passaggio dell’audizione tenuta ieri dal Consiglio nazionale dei consulenti del Lavoro nelle commissione Bilancio e Politiche Ue di palazzo Madama, a proposito dei capitoli del Recovery plan.
L’Ordine professionale guidato da Marina Calderone ha messo in luce “gli evidenti limiti di infrastrutturazione tecnologica emersi anche nel corso del primo ‘lockdown’: basti pensare che, per quanto riguarda le reti tecnologicamente più avanzate (VHCN), ad altissima velocità, considerate come obiettivo prioritario dalla Ue, il tasso di copertura varia dal 51,4% dell’Umbria, al 26,8% del Lazio, al 5,2% della Puglia, 4,4% della Calabria e 17,2% della Campania”.
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