Meloni trova casa a Rimini.
L'ovazione sui migranti, le promesse sulla famiglia, la guerra alle togheApplauditissima alla sua prima volta al Meeting di Comunione e liberazione da quando è al governo, la premier traccia l'autunno che verrà: promette un piano casa per le giovani coppie, misure per il ceto medio, il prosieguo delle riforme. Assicurando che nessun giudice o burocrate la fermerà.
In evidenza

Famiglia, lotta all’immigrazione e alla droga, ma anche sostegno all’Ucraina e ai cristiani di Gaza. Senza dimenticare le misure per il ceto medio e le solite critiche alla magistratura: Giorgia Meloni, in un’oretta al massimo, supera la prova del Meeting di Rimini. Una prova che non si annunciava tra le più ardue, per la verità, ma dalla quale la premier esce ancor meglio dei suoi predecessori. Portando a casa tanti applausi e due o tre standing ovation, mica da poco.
Una schiera di magliette verdi, quelle dei volontari del Meeting, e di fotocamere accese, ha accolto la premier al raduno di Comunione e Liberazione. Ad attendere la premier, accompagnata dal dispositivo di sicurezza delle grandi occasioni, oltre al popolo di Cl, una buona rappresentanza di Fratelli d’Italia, capitanata dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Arrivato appena qualche minuto prima di Meloni, Lollobrigida stringe la mano a tutti gli agenti delle forze dell’ordine che si trova davanti. E poi dritto alla ricerca di un posto in prima fila all’auditorium dove interverrà la premier.
“Caro presidente”, la chiama Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting. E, al primo accenno alla postura internazionale dell’Italia, parte la standing ovation. La premier si prende la scena. E si commuove, anche, ringraziando per l’accoglienza, che si rivelerà calorosa, come del resto è consuetudine al Meeting, per ogni premier che si rispetti, per tutto il tempo dell’intervento. Meloni, alla prima volta alla kermesse da premier, si sente a casa sin da subito. E non solo per i “brava” che le urla la folla, attendendola all’ingresso della Fiera, ma anche perché è stata raggiunta da tanti esponenti del suo partito. “Ma dov’è il settore D?”, chiede, con una certa ansia un parlamentare che ambisce alla prima fila. Segue Galeazzo Bignami, anche un po’ padrone di casa in quanto romagnolo, Augusta Montaruli, giunta solo per sentire le parole della premier: “Vi saluto, vado a Verona”, dice subito dopo la fine dell’intervento ai due colleghi, Francesco Filini e Marco Lisei, in fila al fast food, indecisi tra un piatto di cappelletti pasticciati e una piadina. A sentire Meloni ancora Walter Rizzetto, Carlo Fidanza e altri. Tutti ad attendere la premier. Tutti ad applaudirla.
Consapevole di essere in un platea che non le è ostile, la premier disegna nella mezz’ora d’intervento un programma dell’autunno che sarà. Con gli stessi nemici della primavera e le stesse promesse. Le riforme costituzionali, in primis. E poi il proposito di aiutare il ceto medio. Con la manovra, soprattutto.
“L’Europa rischia l’irrilevanza”, dice Meloni, facendo eco a Mario Draghi, non certamente un amico del governo, che è intervenuto nei giorni scorsi al Meeting. Per tutta la prima parte dell’intervento la premier parla della postura internazionale dell’Italia. Che è il tema su cui viene apprezzata maggiormente dal popolo del Meeting: “Hai sentito cosa ha detto sulla consapevolezza siamo una nazione? E sulla politica estera? Dice cose interessanti, non banali”, si compiace una signora di mezza età totalmente vestita di verde smeraldo, parlando all’amica con la quale ha condiviso la fortuna di un posto in prima fila. “Finalmente – aggiunge la premier – dopo tre anni e mezzo in cui la Russia non ha dato alcun segnale di dialogo si sono aperti spiragli per un percorso negoziale, che sono stati resi possibili grazie a un’iniziativa certo del presidente degli Stati Uniti, ma ancora di più grazie all’eroica resistenza del popolo ucraino e al compatto sostegno che l’Occidente, l’Europa e l’Italia hanno garantito, nonostante un’opinione pubblica non sempre convinta”. Ed è il segnale, chiaro, a Matteo Salvini. Non era ancora intervenuta, Meloni, sulle polemiche con la Francia. Sul fatto che Parigi ha convocato l’ambasciatrice italiana a causa delle parole del vicepremier leghista contro Macron. Lo fa oggi. Ed è una rivendicazione del fatto che la politica estera la fa lei. Insieme con Antonio Tajani. Non c’è un’altra linea nel governo. Salvini sente queste parole quando è in viaggio per Rimini. Atteso per due panel, arriva quando Meloni è già partita alla volta della comunità di San Patrignano. Dove tiene ad andare perché, dice, “bisogna ribadire cose anche banali, per esempio che la droga fa schifo”. I due non si incontrano, ma fonti della Lega fanno sapere che si sono sentiti.
A suon di citazioni gradite – da T.S. Eliot a Don Giussani, fondatore di Cl, fino a Papa Wojtyła – Meloni conquista la platea. E offre al popolo del Meeting più occasioni per acclamarla. Parla di Gaza, delle difficoltà della piccola comunità dei cristiani nella Striscia. Pronuncia parole dure sul governo Netanyahu. La platea apprezza la chiarezza. E condivide.
In un contesto in cui la famiglia tradizionale è messa al primo posto, molto interesse suscita l’annuncio del piano casa: è l’idea, condivisa con Salvini, di offrire alle giovani coppie abitazioni a prezzi calmierati. Alla Fiera ci sono tante famiglie giovani con bambini piccoli. Famiglie numerose, che nel resto della società scarseggiano. La crisi demografica, con tutte le sue implicazioni ideologiche, sociali ed economiche è un cruccio per i cattolici, ma anche per il governo. E siccome nei giorni scorsi è trapelata una certa insoddisfazione dei movimenti cattolici nei confronti della ministra Eugenia Roccella ci pensa Meloni ad aggiustare il tiro: “Faremo tutto il necessario a ricostruire una società amica della famiglia e della Natalità, nella quale la genitorialità sia protetta e sostenuta”, spiega. E poi da donna, madre, cristiana, attacca: “Cattivi maestri hanno proclamato che la genitorialità era un concetto arcaico e patriarcale. Non c’è nulla di moderno di affittare l’utero di una donna povera, nel privare per legge un bambino della figura del padre o della madre, o addirittura che i figli non vanno messi al mondo perchè inquinano”. Musica per le orecchie della platea, sensibile oltre che alla natalità, all’educazione. Ed ecco, allora, l’annuncio che forse il popolo di Comunione e liberazione attende di più: “Non dobbiamo avere timore a trovare gli strumenti che assicurino alle famiglie di esercitare pienamente la libertà educativa. L’Italia è rimasta l’ultima Nazione dell’Unione europea senza una effettiva parità scolastica” e “credo sia giusto ragionare sgomberando il campo da pregiudizi ideologici”. Un’apertura di non poco conto, che potrebbe aprire un fronte con chi, invece, ritiene che questa parità non abbia ragion d’essere.
Grande entusiasmo suscita la linea del governo sull’immigrazione. Quella “illegale e incontrollata – tuona Meloni – è un danno per qualsiasi società”. E un sacerdote con il collarino bianco ben in vista, dalle file laterali, si spertica in applausi sinceri. Le stesso fanno la maggior parte dei presenti. “Voglio dire con chiarezza – aggiunge la premier – che ogni tentativo che verrà fatto di impedirci di governare il fenomeno” dell’immigrazione illegale “verrà rispedito al mittente: non c’è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di fare rispettare la legge dello Stato italiano”. Le parole sui giudici scatenano le ire delle opposizioni e della magistratura associata. E segnalano che l’autunno che verrà, caratterizzato dal via libera definitivo alla riforma della giustizia e dal voto in Aula sul caso Almasri, sarà ancora caratterizzato da tensioni con le toghe.
Incassata una quantità di apprezzamenti che probabilmente Meloni non riceveva dall’ultima edizione di Atreju, la festa del suo partito, Meloni finisce il suo intervento quando è ormai ora di pranzo. Per salutarla si alzano tutti in piedi. Lei ringrazia, ricorda che il governo ha bisogno dei movimenti cattolici e della società civile. E poi scappa via. Si infila nell’auto blu, alla volta della comunità di recupero alle porte di Rimini. Con i giornalisti, non una parola.
Federica Olivo su HuffPost
Altre Notizie della sezione

Trulli roventi. Monta il caso Decaro
27 Agosto 2025Via libera ufficiale alla candidatura dell'ex presidente della Camera Roberto Fico, i 5 Stelle hanno il loro frontman in Campania e De Luca è contento. Volano stracci in Puglia: i diktat di Decaro a Emiliano e Vendola si risolveranno a Roma. La segretaria non ne può più, e potrebbe persino accettare Nichi al suo posto.

Fermo amministrativo per la nave di Mediterranea Saving Humans.
26 Agosto 2025Dopo aver soccorso 10 persone, ha disatteso le disposizioni delle autorità italiane sul porto di sbarco, che doveva essere Genova, puntando su Trapani dove sono state fatte sbarcare le persone.

Draghi e l’Europa che non c’è
25 Agosto 2025L'ex premier al Miting di Rimini: "L'Unione costretta a subire i dazi Usa, ad aumentare la spesa militare e spettatrice del massacro di Gaza. Deve cambiare"