Anno: XXVIII - Numero 13    
Mercoledì 21 Gennaio 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » È illusorio pensare che la sveglia a questa Europa sgangherata parta dal Pd?

È illusorio pensare che la sveglia a questa Europa sgangherata parta dal Pd?

Come ha ricordato Bettini, ora è il momento di fare chiarezza. Dare fisionomia al socialismo e alla sinistra europea, storicizzando con audacia il passato degli ultimi quattro anni ammettendo, se necessario, di aver sbagliato. Così il pass verso il governo sarà credibile

È illusorio pensare che la sveglia a questa Europa sgangherata parta dal Pd?

Molti lettori, in questo periodo, mi rivolgono la stessa domanda: se governasse il Pd come si comporterebbe davanti alle ‘mattane’ di Trump contro il Vecchio Continente? Il declino dell’Europa si accentua con il conflitto russo-ucraino. E mosse pasticcione conseguenti di Bruxelles. Ne ho scritto in diversi post. Evidenziando la necessità, da parte del Pd (che è il più grande gruppo parlamentare dei socialisti europei a Strasburgo), di operare uno strappo sulla condotta dell’Europa fino ad arrivare a chiedere le dimissioni di Ursula von der Leyen aprendo, nel frattempo, una discussione sugli incarichi della Commissione e sul ruolo della ‘famiglia’ politica dei socialisti, ormai senz’anima. Un ragionamento rimasto inascoltato. Peggio avvilito e inserito nelle classiche categorie di questo tempo assurdo, se non stai con l’Europa stai con Putin.

 Ma una recente intervista al Fatto Quotidiano di un influente esponente del Pd, Goffredo Bettini, si è rivelata un ‘lampo di luce su terre incolte’. Riassumo per sommi capi il senso di quello che ha detto. ‘Von der Leyen è al capolinea’, ‘Il Pd cambi sulla Russia’, ‘A Putin non si può rispondere solo con le armi’, ‘In un mondo in movimento l’Europa annaspa, produce ulteriore confusione, diserta la sua missione storica’, ‘È improrogabile aprire una discussione di fondo nel socialismo europeo’, ‘La delegazione del Pd in Europa ha dovuto fare i conti con un pluralismo interno troppo divaricante’ (anche 5 posizioni diverse sull’Ucraina), n.d.r.) , ‘È impossibile non fare chiarezza sulle posizioni di alcuni democratici che con la Russia si possa dialogare solo con le armi’.

 C’è molta roba che la critica dei tifosi in campo immersi nei fumi dei livori ha definito regressione culturale. Noi invece applaudiamo. Finalmente qualcuno che esce dal coro dell’improvvisazione e del dilettantismo. Senza paure. Mi sarei aspettato almeno due parole della Schlein che, ne sono convinto, in cuor suo, le convinzioni di Bettini le ha maturate da tempo.

 L’origine sta nelle posizioni dell’Unione europea tenute nel conflitto russo-ucraino. Aver preso immediatamente la direzione di Kiev (che non faceva parte né della NATO e neppure dell’Unione europea) senza prima adoperarsi per un progressivo ruolo d’intermediazione. Si è aperto un cratere denso d’inconcludenze e pressapochismo. La perdita di ruolo dell’Europa e la mancata rilevanza sui dossier internazionali contemporanei accentuati durante la presidenza Trump. Nella guerra in corso era necessario volgere lo sguardo al passato. Alle responsabilità aperte sia dei russi sia dagli ucraini. Le mosse immediate hanno registrato interminabili pacchetti di sanzioni (che hanno fatto più male ad alcuni paesi europei che alla Russia) e poi l’invio di armi e denari a Kiev. Il resto è noto.

 Il vedo e non vedo dell’Europa (chi manda armi, chi non le vuole mandare chi vuole mandare soldati, chi aggira le sanzioni, chi riesce avere comunque il gas russo). Strutturati in diverse promesse impossibili (l’Ucraina subito nella NATO e nell’UE) spesso disattese verso Zelensky. Le passerelle per far vedere che l’Europa c’era, intrisa di rivalse e ripicche. Poi le prime crepe nelle economie del Vecchio Continente. Le alte bollette di gas e luce che sono ancora qualcosa di incidente sulla vita delle famiglie e delle imprese. A seguire la naturale frammentazione geopolitica effetto della guerra e l’innalzamento di barriere. Senza ritorno, visti gli slogan pronunciati da più parti, carichi di tensioni in vista di invasioni imminenti. Quindi l’avvio dell’azione di riarmo e uno spostamento del baricentro degli impegni utili ai quali l’Europa avrebbe dovuto applicarsi per intravedere una rimonta che la collocasse rapidamente tra i competitors mondiali. E quando è arrivato un bagliore di pace, il primo piano di Trump dei ventotto punti, l’unico che porterà a qualcosa di concreto, l’Europa sulla quale si è steso Zelensky, ha detto che non andava bene. Dietro una serie di protagonismi, dalle conferenze per la ricostruzione dell’Ucraina (qualcuno sa dirci come andata a finire la storia dell’uso delle rimesse russe congelate in Occidente?), le uscite naif dei volenterosi, i proclami della Kallas (la responsabile della politica estera della Commissione), le killer application di qualche zelante generale, una somma di atti sconclusionati che hanno portato al caos odierno. Al vicolo chiuso. Si mandano armi e denari all’Ucraina senza sapere per far cosa, per quale obiettivo vista l’evidenza della distruzione senza sosta, un esercito in sostanza smembrato, 600 mila persone che stanno scappando da Kiev. Che cosa attende l’Europa a consigliare Zelensky?

 Un patchwork nel quale il socialismo europeo ha sguazzato senza distinguersi, anzi avallando ogni passo. E oggi si pretende la voce grossa dell’Europa contro Trump per la presa della Groenlandia (ma il passo a fianco del tycoon ha aiutato l’Europa a evitare divisioni sulle contromisure da attivare). Armi spuntate frutto di un tafazismo di ritorno. Quando l’Europa poteva assumere un ruolo ha preferito rompere con chiunque, dalla Russia alla Cina, e ora anche con gli Stati Uniti, come si può pretendere in questo stato di cose che qualcuno creda all’istantanea rinfrescata di blasone?

 Calandoci nel micro cosmo italico, capisco l’imbarazzo della Schlein. Silente. Accodatasi a questo stato di cose. Ma ora è il momento di fare chiarezza come ha ricordato Bettini. Dare fisionomia al socialismo e alla sinistra europea. Storicizzando con audacia il passato degli ultimi quattro anni ammettendo, se necessario, di aver sbagliato. Così il pass verso il governo sarà credibile.

di Maurizio Guandalini su Huffpost

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.