Anno: XXVIII - Numero 197    
Venerdì 16 Ottobre 2026 ore 13:30
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«Una nuova giustizia». Il programma del Pd con avvocati e toghe.

Nella tre giorni della festa organizzata in una delle ultime Case del Popolo, a Scandicci, i dem hanno raccolto indicazioni da Cnf e Anm per definire una via alternativa al populismo.

«Una nuova giustizia». Il programma del Pd con avvocati e toghe.

Entri e ci sono i signori nella saletta dove si gioca a carte. I custodi dello splendido bancone bar – splendido perché ti riporta ai ricordi di quando si era bambini, almeno per chi è nato con le tv in bianco e nero – che ti sorridono come chi accoglie ospiti in casa propria. È la Casa del popolo, una delle ultime. La roccaforte di un passato che resiste alla desertificazione della politica. È qui, a Scandicci, rione Vingone, nella Casa del popolo intitolata a Rita Adria, che il partito di Elly Schlein ha voluto iniziare a scrivere il programma per la giustizia, con la tre giorni, la “Festa nazionale” conclusa domenica mattina. Debora Serracchiani ha testardamente preferito la meravigliosa ospitalità di questo luogo alle solite location dei convegni. «È un posto unico, sapevo che sarebbe stato più semplice una sala in centro ma volevamo parlare alle persone».Ci è riuscita. Lei, la responsabile Giustizia del Nazareno, insieme con gli altri parlamentari dem impegnati sullo stesso fronte: Anna Rossomando, innanzitutto, vicepresidente del Senato che non ha potuto esserci materialmente ma che è tra gli ideatori dell’evento, Michela De Biase, Walter Verini, Marco Lacarra, Federico Gianassi, Alfredo Bazoli.

Si è parlato di carcere, di giustizia come servizio, di diritti, dei minorenni inseguiti da innumerevoli decreti. Una festa che è stata in realtà un concorso di idee. Con avvocati e magistrati. Dal presidente del Cnf Francesco Greco e dalla vicepresidente Patrizia Corona ai vertici dell’Anm Giuseppe Tango e Rocco Maruotti. Dall’ex presidente della Corte d’appello di Brescia Claudio Castelli al coordinatore di Ocf Fedele Moretti.Ma non solo, perché ŕla cifra che resta, della tre giorni di Scandicci, è aver «guardato negli occhi le persone», per dirla con Maurizio De Giovanni, salito sul palco per un dialogo con Serracchiani ricco di spunti, oltre che di una presenza scenica forse unica nel panorama culturale italiano. Guardare negli occhi le persone sulla giustizia: un scelta importante, decisiva.

Va riconosciuto al Pd il merito di provare un ribaltamento del solito paradigma: la giustizia non più come principale scaturigine della diffidenza nei confronti dei “politici” ma come inizio di un nuovo rapporto fra partiti ed elettori. Non solo. La giustizia rischierebbe di essere ricordata come la scintilla che ha spinto milioni di giovani disillusi, e irreparabilmente inclini all’astensione, a correre verso le urne lo scorso 23 marzo: è stata un’eccezione, quel plebiscito di elettori nuovi e arrabbiati con la politica, che ha forse prodotto lo spreco di un’occasione, ha soppresso nella culla una riforma che avrebbe sì potuto rimettere in equilibrio la trentennale asimmetria fra magistrati e partiti. Eppure quella corsa alle urne è un grido che andava raccolto, ed è utile che il Pd abbia iniziato un percorso per fare della giustizia il segno non più della distanza fra elettori e partiti, ma dell’incontro per costruire il futuro con la partecipazione.

Alla fine della tre giorni Serracchiani e Gianassi spiegano, in una nota, che «i contributi» raccolti a Scandicci formeranno un «documento che rappresenterà gli atti di questa festa e che diventerà parte del programma del partito sulla giustizia». Si parte venerdì con i panel centrati sull’abolizione dell’abuso d’ufficio come sui “controlli di legalità”, fino alla mattinata di domenica, quando sul palco, con Serracchiani, ci sono il presidente del Cnf Francesco Greco e il numero uno dell’Anm Giuseppe Tango. Il primo ricorda che «noi difensori prendiamo per mano il cittadino coinvolto in vicende giudiziarie, ma se ci capita di assistere una persona accusata di crimini particolarmente odiosi, siamo a nostra volta oggetto di aggressioni e minacce sui social». Luciano Violante sabato sera e poi il giorno dopo De Giovanni ne hanno fatto un atto d’accusa ai processi televisivi. Il Pd raccoglie l’input di una giustizia che deve ripartire dai suoi effettivi luoghi di esercizio, dalla «necessità di incrementare il numero dei magistrati», sulla quale Cnf e Anm si trovano in assoluto accordo, anche a Scandicci. Condividono lo sconcerto per i dati del Cepej che, come ricorda Greco, «indicano l’Italia come un Paese che destina alla giustizia più risorse di chiunque altro in Europa, e che però ha il più basso numero di giudici pro capite». Di fatto il paradigma indica il ripudio della giustizia mediatica, rovesciato nell’investimento in un modello che dia effettive risposte ai cittadini.

E poi c’è il nodo del carcere. Se ne parla in una tavola rotonda coordinata dalla stessa Serracchiani nella mattinata di sabato, in cui ci si impegna a «investire nelle misure alternative, nel reinserimento e nel lavoro: aumentare i posti in carcere non è la soluzione, dare alle persone detenute una possibilità di ricostruire la propria vita significa anche rendere più sicura la società. Noi diciamo meno carcere e più sicurezza: questo governo sta facendo esattamente il contrario: più carcere e meno sicurezza».

Il tema incrocia anche l’ambito del minorile, al quale è dedicato il primo panel della mattinata di domenica, il colloquio fra De Biase e don Claudio Burgio, l’inventore di Kayros, la comunità di Lambrate che recupera i ragazzi bollati come maranza dal recente decreto. «Non esistono ragazzi cattivi», è il mantra del sacerdote. «Non dobbiamo essere prudenti», è la sfida di De Biase, che si riferisce anche «al rischio di lasciare fuori dalla scuola le allieve con i segni della fede islamica: come pensiamo di riuscire a emanciparle dalla cultura familiare che riteniamo limiti la libertà?».

Sarà uno dei banchi di prova più delicati, per i dem. Passare dalla denuncia dei «62 nuovi reati e 65 inasprimenti di pena, oltre alle 69 nuove aggravanti» citati da Serracchiani, al coraggio di accogliere la sfida lanciata dal presidente dell’Anm Tango per «l’indulto responsabile». E certo, i dossier più vistosi andranno coniugati con le modifiche meno glamour ma forse determinanti. La vicepresidente Cnf Corona ricorda il «rischio di una disumanizzazione prodotta dall’IA, che riduce a statistica le aspettative dei cittadini».

Il coordinatore Ocf Moretti chiede che siano gli avvocati a scrivere «le regole sull’algoritmo». Ma si dovrà tenere conto anche di un’Anm che, per voce di Maruotti, suggerisce di «evitare l’ennesima legge sulla prescrizione».

Se il Pd governerà, riannodare i fili della giustizia non sarà semplicissimo. Ma la strada forse è scritta: «Non seguire l’onda, costruire una comunità pensante, che è la missione nostra, è la missione della sinistra». Parole di Violante, pronunciate sabato sera, nell’intervista sul palco con Francesco Bei. È la lezione più difficile: essere forza di governo, costruire la giustizia come servizio e non come propaganda, ma affrontare anche le sirene del populismo. Forse serviva una Casa del popolo, un’eccezione, una sopravvivenza, preziosa ma pure capace di immalinconire, per la sua unicità. Se però la politica riuscisse a ricostruire la fiducia dei cittadini proprio nel luogo immateriale, quello della giustizia, dei processi e delle indagini, che ha provocato più tutti il disamore e la sfiducia, forse qualcosa cambierà davvero.

Di Errico Novi su Il Dubbio

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