Riforma della professione forense
Nuovi percorsi e regole per gli avvocati del futuro.
In evidenza
Il futuro della professione forense prende forma con la proposta di riforma dell’ordinamento elaborata dal Consiglio Nazionale Forense (Cnf) e presentata nei giorni scorsi agli Ordini territoriali e alle Unioni. Obiettivo: adeguare le regole della professione alle esigenze della società contemporanea e superare l’attuale legge 247 del 2012.
Il presidente del Cnf, Francesco Greco, ha ricordato come il lavoro di aggiornamento sia nato da un confronto avviato dopo il Congresso Nazionale Forense del dicembre 2023. «Abbiamo chiesto a tutti uno sforzo per guardare avanti e immaginare come dovrà muoversi l’avvocatura nella società del futuro», ha dichiarato Greco, sottolineando che il testo, frutto di un tavolo istituzionale, dovrà ora essere affinato e discusso con il Ministero della Giustizia e i gruppi parlamentari.
Tra le principali novità, il percorso per diventare avvocato verrà ridefinito. Il tirocinio tornerà a svolgersi obbligatoriamente presso studi legali iscritti da almeno cinque anni all’albo, con frequenza continuativa e affiancamento effettivo del dominus. Sarà possibile svolgerlo anche presso l’Avvocatura dello Stato o gli uffici legali di enti pubblici e, in parte, all’estero o durante l’ultimo anno di università.
Durante i 18 mesi di pratica, sarà obbligatoria la frequenza dei corsi delle scuole forensi, che includeranno moduli dedicati al linguaggio giuridico, agli strumenti digitali e all’intelligenza artificiale.
Stabilizzato anche l’esame di abilitazione, nel formato introdotto nel 2023 e prorogato fino al 2025: una prova scritta e un orale articolato in tre fasi, con verifica anche della conoscenza dell’inglese giuridico tramite lettura e traduzione di un testo (senza voto).
Sul fronte dei compensi, la proposta introduce la possibilità di parametrarli al raggiungimento degli obiettivi concordati con il cliente, superando, ma mai oltre il 20%, i valori stabiliti dai parametri ministeriali. Resta però il divieto di percepire beni oggetto della prestazione o della lite (patto di quota lite), poiché i parametri prevedono espressamente retribuzioni in denaro.
Viene inoltre disciplinato il contratto di rete, pensato per permettere forme di aggregazione professionale più flessibili rispetto a società e associazioni, già sperimentate dai giovani avvocati. Prevista anche una regolamentazione specifica per i casi di monocommittenza o collaborazione continuativa, con obbligo di contratto scritto e indicazione di durata e compensi minimi, escludendo il lavoro subordinato.
Altre Notizie della sezione
Ingiusta detenzione, 6.485 risarcimenti e 278 milioni spesi
30 Gennaio 2026Dal 2017 a ottobre 2025 solo dieci sanzioni disciplinari su 93 azioni contro magistrati.
Aiga approva la nuova formulazione del reato di violenza sessuale
29 Gennaio 2026Luigi Bartolomeo Terzo: noi avevamo sollecitato proprio il superamento del requisito dell’assenza di un “consenso libero e attuale”.
Verdetto anticipato in aula, avvocati in allarme: «Forma e apparenza contano»
27 Gennaio 2026Camera Penale e Ordine forense di Milano intervengono sulla ricusazione: «La terzietà deve essere reale e percepibile»
