Libero dopo sette mesi, critica il Pm: l’Anm insorge
Secci torna libero dopo il Riesame: la Cassazione aveva escluso elementi di collusione.
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Dopo sette mesi agli arresti domiciliari, Giovanni Secci, ex vicesindaco di Sabaudia, torna libero. Lo ha deciso il provvedimento con cui il Tribunale del Riesame di Roma ha annullato il provvedimento cautelare che teneva ristretto a casa sua l’esponente di Forza Italia dal 17 febbraio di quest’anno. L’uomo è finito in custodia cautelare per il reato definito al 353 bis codice penale, ossia “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”. Con lui erano stati arrestati altri due dirigenti del Comune.
L’inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del Nipaaf, era partita dall’assegnazione delle piazzole sul lungomare di Sabaudia, cinque delle quali erano state affidate a un unico imprenditore. Le concessioni erano state però revocate dalla stessa amministrazione, che aveva estromesso l’aggiudicatario sostenendo che non avrebbe pagato e presentato la documentazione richiesta entro i termini previsti. Il Comune aveva quindi deciso di far scorrere la graduatoria. Ed è a quel punto che, secondo la Procura, si sarebbe realizzato il condizionamento dell’esito della gara da parte degli indagati, imponendo condizioni che hanno portato alla decadenza dell’assegnazione all’imprenditore di Latina e favorendo così i secondi in graduatoria, che hanno poi di fatto gestito i chioschi al lido nella scorsa stagione.
Secci, tramite il proprio avvocato Renato Archidiacono, aveva presentato ricorso al Riesame, che lo aveva respinto. Il legale, dunque, si è rivolto alla Cassazione, che ha annullato con rinvio il provvedimento, sostenendo che «la prova della esistenza di una collusione è sostanzialmente inesistente» e che quello portato avanti dal primo Riesame è stato un «ragionamento viziato». Per Piazza Cavour «non è emerso nessun contatto, nessun rapporto personale, nessun elemento volto a comprovare l’esistenza della collusione indicata e, quindi, l’inquinamento strumentale del procedimento di scelta del contraente». Due giorni fa la nuova sezione del Riesame, che probabilmente assorbirà nelle sue motivazioni i principi dettati dalla Cassazione, ha restituito la libertà a Secci.
Di lui vi avevamo parlato qualche mese fa, perché il gip gli aveva negato la possibilità di incontrare i figli nell’abitazione dove stava scontando la misura cautelare. Contro quella decisione l’avvocato aveva presentato altro ricorso, che non verrà più discusso essendo tornato l’uomo in libertà. «Quel divieto è stato un vero e proprio accanimento nei confronti del mio assistito, che non avrebbe dovuto perdere la libertà neanche per un giorno». La decisione è arrivata al termine dell’udienza durante la quale l’ex vicesindaco Secci non ha lesinato critiche e accuse alla Procura, in particolar modo al pubblico ministero titolare dell’indagine, mai citato per nome. «Nell’indagine sono state dette tante inesattezze. I giudici della Cassazione ci hanno dato ragione perché, a differenza di altri, sono scevri da convincimenti personali», ha detto. Le parole dell’ex vicesindaco si sono fatte sempre più aspre nei confronti della pubblica accusa: «Chi ha fatto le indagini non ha letto le carte».
Alla fine, Secci ha invitato il giudice a valutare se ci siano gli estremi per segnalare le «gravi affermazioni» del pm nel decreto di giudizio immediato. In sostanza, una denuncia che a suo parere dovrà essere valutata dagli organi competenti: Consiglio superiore della magistratura o Tribunale di Perugia. Non si è fatta attendere la reazione dell’Anm di Latina, che ha diffuso un comunicato nel quale ha espresso «ferma solidarietà» al pm per quanto accaduto in aula, sottolineando che «il contraddittorio tra le parti costituisce un presidio irrinunciabile del giusto processo e deve potersi esplicare nella più ampia libertà, anche attraverso una critica rigorosa dell’impostazione accusatoria». Tuttavia il diritto di critica deve «rimanere ancorato al merito delle contestazioni e svolgersi nel rispetto delle istituzioni e della funzione esercitata dal magistrato».
Al “sindacato” delle toghe ha replicato l’avvocato Archidiacono con una nota: «Secci, a torto o a ragione, dal suo punto di vista del tutto personale, ha rilevato, nella richiesta di giudizio immediato, una non corretta enunciazione dei fatti che si contestano. Conseguentemente si è limitato a rappresentare al giudice titolare del fascicolo quelle che, a parere suo, erano le anomalie riscontrate nel predetto atto». E ancora: «Nessuna intimidazione, minaccia o delegittimazione è mai stata espressa dal Secci nei confronti del pm, come si potrà agevolmente verificare dalla fonoregistrazione del verbale dell’udienza di oggi. Spiace, però, dover constatare che tale distorta rappresentazione dei fatti abbia indotto l’Anm ad esprimere una nota di solidarietà nei confronti» del collega. «Evidentemente l’Anm non è stata correttamente informata di quanto accaduto all’odierna udienza. Il geometra Secci ha un solo interesse, e cioè quello di celebrare il processo a suo carico nel minor tempo possibile e con il pieno rispetto del contraddittorio tra le parti processuali».
Di Valentina Stella su Il Dubbio
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