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Giustizia temeraria: sei processi su dieci tenuti in vita dai gip.

Fino all’assoluzione Negli ultimi due anni oltre 226mila procedimenti finiti nel nulla. Giustizia temeraria: sei processi su dieci tenuti in vita dai gip. Fino all’assoluzione Negli ultimi due anni oltre 226mila procedimenti finiti nel nulla.

Giustizia temeraria: sei processi su dieci tenuti in vita dai gip.

Una pioggia di processi “temerari” si abbatte ogni anno sulla giustizia italiana. Procedimenti “nati morti”, il cui esito assolutorio è spesso prevedibile fin dall’inizio, ma che comunque vengono avviati, celebrati e trascinati per anni. Lo ha scritto ieri in un post su X il deputato di Forza Italia Enrico Costa, componente della Commissione giustizia di Montecitorio. La conseguenza di questa bulimia processuale senza fondamento è una «lunga sospensione della vita per centinaia di migliaia di persone palesemente innocenti, costrette a subire il peso di un processo che, anche quando si conclude con un proscioglimento, ha già prodotto danni irreversibili».

I numeri raccontano una realtà difficilmente contestabile. Negli ultimi due anni, 226.823 processi di primo grado si sono conclusi con un proscioglimento. Nel solo 2024, il 59,1 percento dei giudizi ordinari di primo grado si è chiuso con un’assoluzione; nel 2025 la percentuale resta altissima, oltre il 53 percento. Dati che indicano non semplici fisiologiche sconfitte dell’accusa, ma l’esistenza di una quota enorme di procedimenti che non avrebbero mai dovuto superare la fase delle indagini preliminari. Dietro queste cifre si nasconde un problema strutturale: l’assenza di un filtro effettivo.

I giudici chiamati a valutare la fondatezza delle richieste delle procure – gip e gup – troppo spesso non riescono, o non vogliono, esercitare fino in fondo il loro ruolo di garanzia. «Il risultato è un appiattimento sistematico sulle tesi dell’accusa, talvolta favorito dallo strapotere mediatico delle procure e dalla difficoltà, anche culturale, di opporsi a indagini già ampiamente esposte all’opinione pubblica», sottolinea Costa.

Il processo “temerario” nasce generalmente in due modi. Il primo è quello dell’accanimento investigativo: l’accusa viene enfatizzata a tal punto che, anche di fronte all’evidenza della sua inconsistenza, la procura preferisce non fare marcia indietro. Ammettere l’errore significherebbe smentire mesi o anni di indagini, titoli di giornale, conferenze stampa. Così il processo diventa uno strumento dilatorio: si chiede il rinvio a giudizio pur sapendo che l’esito sarà l’assoluzione, con l’unico obiettivo di prendere tempo. E quando l’assoluzione arriva, se possibile viene impugnata, prolungando ulteriormente l’agonia giudiziaria. Il secondo meccanismo è più silenzioso, ma non meno grave: la scelta burocratica di “scaricare” sul tribunale la sorte dell’indagato. Invece di assumersi la responsabilità di archiviare, si rinvia la decisione al giudice del dibattimento. Da qui derivano udienze preliminari inutili, proroghe di indagini concesse quasi automaticamente, intercettazioni autorizzate senza un vaglio rigoroso, misure cautelari emesse con motivazioni stereotipate.

Quando finalmente giunge l’assoluzione definitiva, il tempo ha già fatto il suo lavoro. L’indagine flop è un ricordo lontano. Chi l’ha promossa spesso non è più al suo posto: qualcuno è stato promosso, qualcun altro trasferito, altri sono andati in pensione. Mediaticamente, l’assoluzione non fa notizia. I riflettori si sono spenti, le accuse – pur infondate – si sono sedimentate nell’opinione pubblica. E per chi ha subito il processo non esiste sentenza capace di restituire una reputazione, un lavoro, relazioni spezzate. È un dramma silenzioso che interroga la credibilità stessa del sistema: una giustizia che assolve troppo tardi non è una giustizia giusta. E, soprattutto, il fallimento del processo accusatorio, trasformato soprattutto nella fase delle indagini preliminari in un gigantesco “copia ed incolla” di quanto scrive la polizia giudiziaria.

«Per un innocente, subire un processo che dura anni è già una pena. Una pena inflitta senza condanna, senza risarcimento, senza responsabilità. Eppure, ogni anno, centinaia di migliaia di cittadini finiscono in questo limbo giudiziario», conclude quindi Costa.

Giovanni Maria Jacobazzi su Il Dubbiohttps://www.ildubbio.news/news/giustizia/48725/processi-temerari-assoluzioni-giustizia-italiana.html

 

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