Avvocati costretti a notificare a sé stessi.
La protesta delle Camere Penali dilaga in tutta Italia.
In evidenza
Il nodo è esploso su due fronti quasi in contemporanea. Il 10 ottobre 2026 il Coordinamento regionale delle Camere Penali calabresi ha scritto al ministro della Giustizia Carlo Nordio; cinque giorni dopo, il 15 ottobre, è arrivata anche la lettera aperta del presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, l’avvocato Francesco Petrelli. Al centro di entrambe le proteste, la stessa circolare ministeriale.
La circolare del Ministero della Giustizia n. DAG.25/07/2026.0153182.U, inviata agli uffici giudiziari lo scorso luglio, offre un’interpretazione restrittiva dei termini per opporsi ai decreti di pagamento dei compensi per la difesa d’ufficio e il gratuito patrocinio, alla luce delle modifiche introdotte dal Decreto legislativo 149/2022 (riforma Cartabia) all’articolo 170 del Dpr 115/2002.
Secondo quanto denunciato dal Coordinamento calabrese, alcuni uffici giudiziari condizionano ora il pagamento del compenso al decorrere di sei mesi dalla pubblicazione del decreto di liquidazione, oppure alla previa notifica del provvedimento, a spese del difensore, a tutte le parti interessate. L’esempio paradossale portato dalle Camere Penali calabresi riguarda il difensore di un imputato irreperibile, che si troverebbe costretto a notificare il decreto “persino a se stesso” pur di sbloccare il pagamento.
“Non è accettabile che l’avvocato, per ottenere il pagamento del proprio compenso, debba trasformarsi in notificatore,” si legge nella lettera firmata dai presidenti delle Camere Penali di Castrovillari, Catanzaro, Cosenza, Lamezia Terme, Crotone, Locri, Palmi, Paola, Reggio Calabria, Rossano e Vibo Valentia, oltre che dal coordinatore Giuseppe Milicia. “Non c’è più spazio per rinvii,” aggiunge la nota, definendo “cronici” i ritardi nei pagamenti e denunciando che i legali devono anticipare di tasca propria i costi del lavoro svolto, in alcuni casi per mesi se non anni.
La lettera dell’UCPI, datata Roma 15 ottobre, rilancia la stessa questione su scala nazionale, ricordando che l’Unione aveva già censurato l’interpretazione ministeriale in una nota del 17 settembre 2026, proponendo una modifica legislativa: considerare come notifica la comunicazione del decreto effettuata dalla cancelleria a tutte le parti, oppure la sua lettura o il deposito contestuale al provvedimento che chiude la fase o il grado di giudizio.
Entrambi i documenti collegano la vicenda al diritto di difesa garantito dall’articolo 24 della Costituzione: l’accumulo di adempimenti burocratici e ritardi rischia di scoraggiare gli avvocati dall’accettare incarichi di difesa d’ufficio e patrocinio a spese dello Stato, con un effetto particolarmente pesante nei territori, come la Calabria, dove l’accesso alla giustizia per i soggetti più fragili dipende in larga parte da questi strumenti.
Le Camere Penali chiedono dunque a Nordio un chiarimento urgente che escluda un obbligo generale di notifica a carico del difensore, un intervento normativo rapido sulla base della proposta UCPI e l’apertura di un tavolo di confronto con la rappresentanza forense per affrontare l’emergenza dei pagamenti e trovare soluzioni strutturali.
Altre Notizie della sezione
Avvocati e AI, cambiano formazione e compensi: cosa prevede il nuovo decreto
19 Ottobre 2026Il d.lgs. 179/2026 cambia le regole per avvocati e professionisti: formazione obbligatoria sull’AI, monte ore minimo ed equo compenso parametrato al rischio.
Difendere i poveri, pagare mai
19 Ottobre 2026Patrocinio di Stato, più burocrazia e pagamenti in ritardo: a rischio il diritto di difesa.
Le toghe troppo autonome sui permessi premio
19 Ottobre 2026Il campo largo chiede conto al ministero della Giustizia sul "libera tutti" ai boss: ma l'indipendenza della magistratura non era sacra?...
