Sala e Ricci resistano, aberrante che Conte abbia chiesto le carte
Intervista all’ex senatore dem Stefano Esposito, già condannato a sette anni e poi prosciolto, che dice: «Ora il Pd torni garantista»
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Stefano Esposito, ex senatore Pd, condannato a sette anni e poi prosciolto, a seguito delle inchieste di Milano e Pesaro ha proposto un patto repubblicano per evitare dimissioni dopo un avviso di garanzia.
Cosa pensa di quanto sta accadendo a Ricci e Sala?
Penso che siamo sempre alle solite. Fino a quando continueremo a pensare che tutto sommato le questioni della giustizia possono essere utili nella battaglia politica, da un lato il garantismo sarà sempre più morto, dall’altro continueremo a vivere situazioni come queste, nelle quali le Procure utilizzano l’obbligatorietà dell’azione penale come un clava. Per impedire questo massacro delle persone e della politica basterebbe semplicemente togliere dall’arena la questione giustizia.
Cioè quello che lei ha definito un “patto repubblicano” per evitare dimissioni in seguito a un avviso di garanzia…
So bene che è una proposta che non andrà da nessuna parte ma è un’esemplificazione di ciò che servirebbe. A prescindere da visione politica e carica rivestita, il fatto che parta un’indagine, arrivi un avviso di garanzia e ci sia da parte di una parte processuale un’accusa non deve produrre alcuna dimissione. E non mi vengano a raccontare la favola dell’opportunità politica né chiamino in causa la questione morale, perché in un paese civile tutto questo non sta in piedi.
In che modo dunque si dovrebbe affrontare la questione?
Il nostro unico e solo faro è la Costituzione, la quale dice che in Italia vige la presunzione d’innocenza e si colpevoli dopo il terzo grado di giudizio. Il “patto repubblicano” da un lato farebbe lavorare meglio i magistrati,le cui indagini non impatterebbero sul processo democratico; dall’altro toglierebbe ai tanti giornalisti che si eccitano con le carte della Procura qualche eccesso nello spiattellamento sui giornali di parti di carte che non si sa mai bene come arrivino prima alle redazioni che agli indagati.
C’è secondo lei qualcosa che accomuna le inchieste di Milano e Pesaro?
Le accomuna un’innovazione e cioè una certa creatività penalistica nella contestazione della corruzione in entrambi i casi senza che ci siano tangenti in denaro. La corruzione in Italia è un reato che parla di vantaggi patrimoniali e non, e le Procure hanno tradotto a modo loro quel “non”. Addirittura a Milano, e io ho letto tutte le carte, ci sono due, tre pagine in cui i pm si esercitano in una critica al capitalismo e a quel punto ti viene il dubbio che abbiano esondato dall’accertamento puntuale di una violazione del codice penale. Dopodiché dovrebbe esserci un gip a controllare, ma temo che la riforma Cartabia non sia ancora entrata nella prassi…
Il Pd si trova nel guado, con Schlein che ha difeso sia Sala che Ricci ma in maniera piuttosto tiepida, visto anche quanto fatto con la richiesta di dimissioni verso Toti: è un cortocircuito?
Diciamo che quando tu ritieni che l’intervento di una procura possa modificare l’assetto di una maggioranza che non è la tua e questo ti può consentire la volta dopo di vincere le elezioni, poi ti trovi in imbarazzo quando capita ai tuoi. Nel Pd ci sono due grandi questioni che andrebbe affrontate: una che riguarda la linea politica sulle questioni internazionali, e la seconda è se il Pd sia ancora un partito garantita oppure no. E soprattutto se è garantista a partire dalla Costituzione “più bella del mondo”. Ho la sensazione che i miei amici e compagni del Pd abbiano una copia della Costituzione con strappata la pagina che riguarda la presunzione d’innocenza, perché quando devono parlare dell’argomento o rimangono muti o dicono sciocchezze. Di Schlein, ad esempio, non saprei dire se è una convinta garantista.
Rimanendo nel Pd Franceschini ha smentito l’interpretazione data dalla stampa secondo cui in un intervento in Senato ha ipotizzato un patto tra centrosinistra e pm: cosa ne pensa?
Non voglio credere che Franceschini abbia detto quello che ha detto. Voglio credere alla smentita perché sarebbe una atto di una gravità inaudita. Se la corretta interpretazione dell’intervento di Franceschini dovesse essere quella data dalla stampa sarebbe drammatico. Quindi non ci voglio credere, anche se non sono stupido…
Le inchieste di Pesaro e Milano hanno ripercussioni anche nella coalizione, con Conte che ha chiesto e ottenuto le carte e sembra tenere Ricci sulla graticola: condivide?
Trovo aberrante che Conte abbia chiesto le carte. Ma trovo ancora più aberrante che qualcuno gliele abbia date. Perché questo trascina la questione su un terreno “iraniano”, dove a monte viene riconosciuta una titolarità di valutazione etica e morale che ritengo inaccettabile. È il frutto di uno scivolamento del Pd verso posizioni, giustizialiste, forcaiole e populiste, ma non credo che questo modus operandi possa produrre significativi risultati per una colazione così combinata, su un tema così delicato.
Dunque, il Pd dovrebbe tornare al suo spirito garantista e intestarsi le grandi battaglie sulla giustizia?
Quello che nel Pd sottovalutano è che ormai ci sono tantissimi cittadini che finiscono negli ingranaggi di una giustizia che non funziona, dove nella migliore delle ipotesi aspetti 10-12 anni per risolvere un contenzioso civile e chi finisce nel penale, tanto per cominciare, si vede chiusi dalla banca conti e fidi. Ci si concentra su misure puntuali come l’abolizione dell’abuso d’ufficio, per poi essere indagati per corruzione, o sulla separazione delle carriere, quando invece servirebbero garanzie reali che di fronte a un’indagine la vita dei cittadini non venga massacrata e demolita per sempre. Il presidente dell’Anm ha detto che la separazione delle carriere toglie garanzie ai cittadini. Ebbene, vorrei chiedere a Parodi, persona stimabile, quali siano queste garanzie, perché io non ne vedo.
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