SuperMario alla ribalta.
Rientro da primatista nell’orizzonte europeo
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Mentre lunedì 15 giugno le agenzie di stampa internazionale davano notizia della sigla del protocollo preliminare di Accordo tra USA e IRAN (contemplante la piena riapertura del Canale di Hormuz, di essenziale rilevanza per il commercio internazionale, specie di idrocarburi) nonché dell’avvio del G7 nella suggestiva cornice della località termale di Evian-les-Bains (dip.to Alta Savoia- France), sotto la regia del Presidente Emmanuel Macron (stessa località che nel 2003 ospitò il G8, con Russia e Cina), Mario Draghi annunciava l’avvenuta uscita del suo ultimo libro: “Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo”, Rusconi editore.
Da tempo gli Uomini di rilievo pubblico e i Politici “di razza” ci hanno abituato a cogliere nella pubblicazione di libro, il proposito di imprimere una svolta nel loro percorso, senza citare il vezzo statunitense di far elaborare le Platforms in appositi centri di ricerca (un tempo le Università più prestigiose) e consegnare poi alle stampe il precipitato, a corredo di una imminente campagna elettorale ove il candidato deve convolare a nozze con l’opinione pubblica maggioritaria.
Data l’indubbia autorevolezza dell’Autore, il Prof. Mario DRAGHI, 78 anni, economista, già autorevole Governatore della Banca d’Italia (2005-2010) e poi Terzo Presidente della Banca centrale BCE di Francoforte sul Meno (2011-19) – al pari delle Encicliche pontificie – è bene riportare testualmente l’Incipit: “L’Unione Europea è un esperimento con pochi precedenti nella storia dell’Umanità, un Continente segnato per secoli, da divisioni e guerre, che ha intrapreso un percorso di unità e pace per garantire prosperità e benessere ai suoi cittadini. L’Europa è oggi un insieme di democrazie, ciascuna con la propria identità nazionale, ma tutte impegnate” perché da questo insieme sorga “Un’ Identità Europea”.
“L’agire insieme è divenuto condizione necessaria per affrontare la competizione con le altre grandi potenze del mondo, ma anche per sopravvivere con quei valori che nel corso degli anni sono venuti a definire questa identità comune. La costruzione dell’Europa poggia su un modello economico e sociale unico, capace di coniugare equità, solidarietà, rispetto dell’ambiente. Per decenni, ogni cittadino europeo è cresciuto nella consapevolezza che la società di cui era parte non lo avrebbe lasciato solo. Questa rete di protezione – dalla sanità all’istruzione, alla previdenza – è l’orgoglio di tutti gli europei. La sfida per le Istituzioni – governi, Commissione europea, parlamenti – è assicurarsi che questo modello rimanga sostenibile e capace di evolvere insieme alle nostre società. L’Europa deve ritrovare la capacità di crescere. (…) Le sfide che L’Europa ha davanti a sé – tecnologiche, demografiche, geopolitiche – sono straordinarie, ma altrettanto straordinaria è l’ambizione che ha sempre caratterizzato il progetto europeo …Oggi c’è ancora molto da fare per rendere l’Europa in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini.
Quindi, secondo Draghi, la domanda da porsi è se condividiamo la stessa ambizione che nel recente passato hanno trasfuso i ‘Padri fondatori’ nel processo di integrazione Europea, nei diversi passaggi dalla CECA alla CEE, sino all’Unione Monetaria del Trattato di Maastricht; processo non sempre lineare e con battute d’arresto, di cui le più significative son la bocciatura della CED dall’Assemblea nazionale nella seduta del 30.08.54, e la mancata ratifica del Trattato della Costituzione per l’Europa, firmato a Roma il 29 ottobre 2004, e naufragato a seguito del risultato sfavorevole nei referendum tenutisi in Francia e nei Paesi Bassi nel 2005 .Il suo obiettivo era unificare i precedenti trattati e creare un’architettura istituzionale più snella ed efficace per l’Unione allargata, col superamento dell’unanimismo e l’adozione di un sistema di voto a maggioranza qualificata più agile. Tale processo proteso verso sempre più ambiziosi traguardi di integrazione politica, dopo la svolta del 1979 con la elezione diretta del Primo Parlamento Europeo, dopo il fallimento della Costituzione europea, ha trovato nuova linfa nel Trattato di Lisbona firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009, che ha ripreso – abbandonata l’idea di una “Carta costituzionale” (GrundGesetz) intesa in senso classico – la maggior parte delle novità istituzionali e delle soluzioni giuridiche previste nel documento del 2004. Orbene i Padri fondatori sia della I generazione (Robert Schumann, Alcide De Gasperi, Jean Monnet, Altiero Spinelli, Paul Henry Spaak, Konrad Adenauer) che quelli della seconda (Simone Veil, Marga Klompè, Helmuth Kohl, Nicole Fontaine, Jacques Delors, etc) son la testimonianza della fedeltà a questi valori, che solo se condivisi e fatti propri attualmente, potranno preservarsi – in termini di patrimonio valoriale e di civiltà giuridica – per esser trasmesso a sua volta alle generazioni future (cosi termina il Prologo del libro).
SuperMario quindi si cimenta sia nell’analisi del nuovo scenario internazionale, instabile e turbolento, con l’archiviazione definitiva del bipolarismo, che nella prognosi con l’appello, non stile DJ. Trump 47 Presidente USA al secondo mandato (“Make Europa Great again”), bensi il fermo invito a riappropriarsi delle ragioni identitarie del Vecchio continente, al fine della loro ferma salvaguardia nel presente per trasmetterle ai giovani e garantire, così la libertà e lo stile di vita (European way of life) dei cittadini europei nell’immediato prosieguo e nel futuro prossimo venturo.
Se applichiamo la celebre frasi di De Gasperi, che l’Uomo politico con senso dello stato non deve guardare alle prossime elezioni né all’approvazione della legge finanziaria (stile governo tecnico commissariale Monti), bensì al futuro delle nuove generazioni, indubbiamente il Prologo di Draghi sospinge lo sguardo in avanti, oltre l’orizzonte del presente e ha l’afflato da autentico Statista. Ove poi si consideri la celebrità internazionale ottenuta da Governatore BCE – legata al salvataggio dell’Euro nel 2012 e all’introduzione di misura non convenzionale di politica monetaria (quantitative easing), per stimolare la ripresa della crescita economica nel medio periodo, con l’iniezione di liquidità a livello centrale – nessun elemento osta a riconoscergli tale ruolo, sol ricordando lo slogan allora coniato:” Whatever it Takes” (fare ciò che necessita, a qualsiasi costo)
Tuttavia, a volte, non solo le Carte costituzionali, ma soprattutto i manifesti politici, per non parlare di programmi elettorali, son farciti di quelle che la filosofia analitica stigmatizza come proposizioni enfatiche.
Senza mettere in discussione le qualità del SuperMario, occorre chiedersi se però resta credibile un suo ritorno a Palazzo Chigi perorato più dalle cancellerie europee e dalle esigenze della Banca centrale europea;
Poi c’è una condizione essenziale per consentire a Mario Draghi il ritorno alla politica attiva in prima persona: che chi ci sta, chi occupa il posto dove si vuol ritornare, risulti un antipatico, un incapace, un soggetto logoratosi o, al contrario, talmente capace da esser destinato ad altro incarico (ipotesi credibile per Giorgia Meloni, che ha curato la propria immagine e le relazioni internazionali).
Tuttavia se l’identità europea è la culla ed il primato del diritto, come si può ipotizzare di bypassare il consenso popolare democraticamente acquisito con il confronto elettorale? Se l’assetto democratico è il valore primario da difendere, impensabile che la scelta del Premier avvenga nei conciliaboli dei Palazzi del potere, e non nelle urne elettorali, dopo votazione regolarmente tenuta col dibattito fra le forze.
Altrimenti si rischia di invocare enfaticamente la democrazia, per farne un uso cosmetico riduttivo, “come un dentifricio”, che consente alito pulito e sorriso smagliante, ma alla fine è prodotto destinato a non attecchire (espressione di Massimo Severo Giannini).
Di Jacopo Severo Bartolomei (avvocato e pubblicista italiano, attivo soprattutto nel campo del diritto amministrativo e costituzionale)
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