La qualità del lavoro distingue Italia e Spagna
Il confronto tra i due mercati del lavoro al centro dell'editoriale del Presidente De Luca sul Sole 24 Ore.
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Italia e Spagna hanno raggiunto nel primo semestre del 2026 il massimo storico degli occupati, ma dietro risultati solo apparentemente simili emergono differenze profonde nella qualità dell’occupazione. Lo sottolinea il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, in un editoriale pubblicato su Il Sole 24 Ore. Il mercato del lavoro italiano, infatti, ha consolidato la crescita grazie soprattutto ai rapporti a tempo indeterminato, con una riduzione dei contratti a termine e una maggiore stabilità occupazionale. Una dinamica che si è accompagnata alla crescita del lavoro femminile, giovanile e nel Mezzogiorno e all’evoluzione delle retribuzioni grazie alla diffusione del lavoro stabile e alla minore precarietà. Diverso il quadro spagnolo. La crescita dell’occupazione, trainata anche da immigrazione, turismo, commercio e servizi, si accompagna alla diffusione dei cosiddetti fijos discontinuos: lavoratori formalmente assunti a tempo indeterminato ma impiegati solo in alcuni periodi dell’anno, che nei mesi di inattività non risultano disoccupati. Una soluzione che non garantisce tutele paragonabili a quelle italiane e lascia molti lavoratori in una condizione di sostanziale precarietà. Il confronto non nasconde però le criticità italiane, come il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, la carenza di tecnici specializzati e figure Stem e un importante bacino di giovani, donne e inattivi che non riesce ancora a inserirsi stabilmente nel mercato del lavoro. “La vera sfida dei prossimi anni non sarà quindi creare occupazione a qualsiasi costo, ma mettere in relazione competenze e fabbisogni produttivi, aumentando produttività e valore aggiunto”, conclude il Presidente De Luca.
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