Invitalia discrimina gli iscritti agli Ordini
Confprofessioni boccia il bando sicurezza Invitalia
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Il bando di Invitalia per “l’accesso al rimborso delle spese sostenute dalle imprese per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale”, in ottemperanza a quanto disposto dal decreto Cura Italia, per affrontare in sicurezza la fase emergenziale da Coronavirus, “richiede, quale requisito necessario per la partecipazione l’iscrizione al Registro delle imprese che, come è noto, non è né prevista, né possibile per i liberi professionisti iscritti ad Ordini professionali”. E’ ciò che evidenzia, in una lettera spedita alla società governativa, Confprofessioni, che parla di “restrizioni” in “modo discriminatorio” della platea dei beneficiari dell’aiuto. Il caso del bando Invitalia induce la Confederazione di diverse categorie di lavoratori autonomi riuniti in Ordini e Collegi di sottolineare come la “equiparazione tra libero professionista e Piccole e medie imprese (Pmi), accolta dal diritto europeo, ha faticato e fatica tuttora ad essere introiettata nel nostro ordinamento giuridico nazionale, contrariamente a quanto accade negli altri Paesi membri dell’Unione, per ragioni derivanti da interessi particolari e per via della scarsa conoscenza del diritto comunitario e del suo effetto vincolante per il diritto interno”. Nella missiva, firmata dal presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, si legge, infine: “Auspichiamo, pertanto, che vogliate assumere ogni iniziativa utile a ripristinare una corretta interpretazione e applicazione” delle norme, “a partire dal riconoscimento della equivalenza e della alternatività tra iscrizione al Registro delle imprese e iscrizione agli Albi tenuti dagli ordini professionali”.
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