Elezioni e quelli che non votano
È il tema del giorno, i risultati delle parziali elezioni comunali.
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Quelle in cui ha votato il 54% degli aventi diritto e per le quali – ci sono i segnali – c’è un certo imbarazzo e tentativi di classificare il mancante 46%. Tra il tripudio dei vincitori, quelli che aspettano il secondo turno, le ammissioni e i “distinguo” degli sconfitti, quelli che non vengono mai sconfitti, le analisi dei politologi che ci aiutano a comprendere… il 46% non dice la sua. E’ come fare dichiarazione d’amore ad una persona e questa guarda e pensa altrove.
Coloro che guidano le amministrazioni si pongono il problema, ma preso atto, in genere vanno oltre. E si consolano col fatto che in Paesi con democrazie ben più solide e secolari della nostra (Usa per esempio), le percentuali di chi vota sono ancora più basse; non solo, ma le alte partecipazioni al voto sono considerate prerogativa dei regimi autoritari.
Ed è vero.
Come è vero che ci sono il 46% di consumatori che non sono interessati alla gestione di quei beni e servizi che poi loro acquistano o fruiscono. Magari protestano quando qualcosa non funziona, e pretendono rimedi, ma preferiscono che siano altri a scegliere per loro.
Dovendo amministrare un paese, una città o una intera Nazione, come si fa a parlare a tutti? Probabilmente se il soggetto del “colloquio” è la nazionale di calcio, questo parlare diventa più facile. Ma perché il calcio appassiona e la gestione dell’amministrazione meno? Passione e svago, identità, facilità di comunicazione interpersonale… questi alcuni elementi dell’amore verso il calcio. Quali quelli verso l’amministrazione, più o meno considerata amica, nemica, onesta, corrotta, sorda o attenta ai propri desideri e alle proprie esigenze?
Chi è in grado di farlo? E quali sono gli strumenti che, chi ha il potere, concede a tutti per comunicare i pro e i contro? Domanda con difficile risposta. Anche perché, chi dovrebbe darla, in genere prende il risultato di chi lo ha votato, se lo porta a casa e alimenta il proprio orticello in modo che alla prossima scadenza sia sempre rigoglioso. Certo, non tutti sono così. Ma sta di fatto che quelli che lo sono compromettono la credibilità anche di quei pochi che non lo sono.
Noi crediamo che compito dello Stato dovrebbe essere di trovare il vaccino contro questa predominanza della politica considerata come bottino del vincitore, a favore della politica come servizio per tutti, incluso il 46% che non vota.
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