Nella legge di bilancio 2026 un aiuto di 1500 euro annuali e sgravi fiscali.
Buono scuola e esenzione Imu per rilanciare gli istituti paritari nel nostro Paese.
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Attuare in pratica il principio costituzionale di libertà di scelta educativa (art. 33 primo comma) consentendo a tutti i genitori, anche ai meno abbienti, la possibilità di decidere tra l’istruzione statale o privata. Principio alto di civiltà democratica, consacrato non solo a livello nazionale ma europeo (art.14 Carta di Nizza).
A questo tendono i due istituti introdotti nella legge di bilancio 2026: il buono scuola di 1500 euro alle famiglie a reddito medio-basso e il definitivo chiarimento sui requisiti per godere dell’esenzione dall’IMU da parte degli istituti paritari.
Il primo, introdotto su emendamento parlamentare (prima firmataria sen Gelmini), già praticato a livello regionale, diventa strumento nazionale di (parziale) perequazione a favore di quelle famiglie che, già gravate dal costo del servizio pubblico attraverso l’imposizione fiscale, decidono di scegliere l’educazione privata. Lo stesso rientra tra quelle misure dirette a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico che impedirebbero l’accesso e la libera scelta dei percorsi educativi” (Cons. Stato 4100/2017). Non in contrasto con la preclusione costituzionale del divieto di “oneri per lo Stato”(art.33), giacchè, come da costante lettura giurisprudenziale, occorre distinguere tra la pretesa soggettiva della singola scuola privata ad essere finanziata, rispetto al sostegno alla famiglia, in attuazione dei principi di eguaglianza sostanziale e diritto allo studio (art. 3 e 34 Costituzione).
L’ulteriore disposizione, invece, costituisce norma di interpretazione autentica circa i confini di operatività dell’esenzione Imu delle attività didattiche, ponendo fine anche a contenziosi fiscali. Premesso che la disciplina dell’Imu già prevede l’esenzione dall’imposta a favore di quei soggetti (associazioni e fondazioni) senza scopo di lucro che esercitano attività non commerciali, la nuova norma chiarisce in che termini si applichi l’esenzione per le attività didattiche. Ed è questa la vera novità, perchè viene introdotto un parametro oggettivo a lungo studiato dalla dottrina (in particolare A.M. Alfieri) e anche nel corso dei lavori della Commissione istituita dal Ministro Valditara : il CMS, ovvero il Costo Medio dello Studente.In sintesi, il CSM serve ad individuare se la retta richiesta dalla Scuola paritaria sia o meno a scopo di lucro. Solo se è inferiore al CSM, stabilito annualmente dal Ministro dell’Istruzione, varrà l’esenzione dal tributo comunale.
Il chiarimento, lungi dall’introdurre regimi di favore per le scuole paritarie, oltre ad essere in linea con le conclusioni giurisprudenziali, pone fine ad una situazione di ingiustizia sostanziale, laddove in presenza di attività scolastiche svolte da parte di associazioni no profit di genitori, l’ampiezza degli edifici (non di rado ex conventi), imponeva esosi costi fiscali che necessariamente, pena la sopravvivenza del singolo Istituto, si riversavano su elevate rette scolastiche
Piccoli passi in avanti, che danno ossigeno ad una realtà che, come emerso dai dati analizzati, a differenza di quanto avviene in Europa, in Italia si sta estinguendo (meno del 10% degli alunni frequenta Scuole paritarie) con la chiusura progressiva di oltre cento scuole l’anno.
Panorama desolante che appare in contrasto con il principio cardine di evitare il monopolio statale nell’Istruzione, così come riconosciuto per tutte le attività di interesse generale in uno Stato libero e democratico, dove l’istruzione pubblica non coincide con quella statale, ma è frutto di una virtuosa concorrenza tra scuole, statali e paritarie, come disegnato dalla fondamentale legge 62/2000, che definisce un sistema “pluralista e policentrico” (Corte Costituzionale n. 180/2021). In linea non solo con i principi di libertà educativa, ma con la stessa architettura Istituzionale, visto che lo stesso art. 118 della Costituzione, nel sancire il principio di sussidiarietà orizzontale, prescrive allo Stato di “favorire” la libera iniziativa dei cittadini in relazione ad attività di interesse generale. Le misure introdotte dalla legge di bilancio appaiono quindi, anche se non esaustive, importanti e coraggiose sotto il profilo valoriale, perchè oltre a salvaguardare un principio di libertà, tutelano il diritto di tutti i cittadini ad avere pari opportunità educativa, anche se di modeste condizioni economiche, con la possibilità di inserirsi nel mondo professionale secondo criteri di merito e talento, a garanzia di una società democratica.
di Paola Maria Zerman (Coordinatrice della Commissione di studio sulle scuole paritarie presso il MIM)
*Pubblicato su Il Sole 24 0re dell’8 gennaio 2026
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