La Commissione Ue presenta nuove regole sui rimpatri dei migranti, compresi return hubs in Paesi terzi
È una “nuova possibilità” che è “completamente diversa” sia dal “modello Ruanda” che dal “modello Albania”.
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La Commissione europea ha presentato, oggi a Strasburgo, una nuova proposta di regolamento che mira a istituire un sistema comune per i rimpatri dei migranti irregolari che non hanno ottenuto un permesso d’asilo in uno Stato membro, con procedure di più rapide, semplici ed efficaci in tutta l’Ue.
La proposta include anche la possibilità di trasferire in “centri di rimpatrio” (“return hubs”) in paesi extra Ue i migranti che si trovano in situazione illegale in uno Stato membro, dopo aver ricevuto un rifiuto alla domanda d’asilo. Ma, come ha precisato in conferenza stampa a Strasburgo il commissario all’Immigrazione e Affari interni, Magnus Brunner, si tratta di una “nuova possibilità” che è “completamente diversa” sia dal “modello Ruanda”, che il governo britannico non è mai riuscito ad applicare per deportare i migranti irregolari nel paese africano, sia dal “modello Albania” che l’Italia ha tentato finora di applicare con poco successo e che “era destinato solo a richiedenti asilo”, mentre questa ‘soluzione innovativa’ proposta dalla Commissione “si applica ai migranti a cui è stato rifiutato l’asilo o che hanno già avuto un ordine di espulsione”, ha puntualizzato Brunner.
Comunque, ha aggiunto il commissario, “gli Stati membri ora potranno esplorare se è possibile o no negoziare accordi con certi paesi terzi” per stabilire eventuali “centri di rimpatrio” sul loro territorio, implicando che questo potrà farlo anche l’Italia con l’Albania, se adatta il Protocollo tra i due paesi.
La nuova proposta sui rimpatri era stata annunciata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, negli orientamenti politici e per il suo secondo mandato, ed era stata richiesta esplicitamente dal Consiglio europeo nell’ottobre 2024. Questo nuovo quadro giuridico per i rimpatri, rileva una nota della Commissione, “costituisce un elemento fondamentale da integrare nel Patto sull’immigrazione e l’asilo adottato lo scorso anno, che definisce un approccio globale alla gestione delle migrazioni”.
“Con tassi di rimpatrio nell’Ue che attualmente si attestano solo al 20% e con una frammentazione dei diversi sistemi che si presta ad abusi, è necessario un quadro giuridico moderno, più semplice ed efficace. Le nuove norme forniranno agli Stati membri gli strumenti necessari per rendere i rimpatri più efficienti, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali”, rileva la nota della Commissione.
Ora spetta al Parlamento europeo e al Consiglio Ue il lavoro co-legislativo per l’approvazione della proposta e concordare eventuali modifiche.
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