Dimmi chi inviti e ti dirò chi sei.
Scorrere gli ospiti al gran ballo di Conte per capire l'Italia che ha in mente.
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Rifkin, Sachs, Varoufakis, Galbraith, Ghosh: le posizioni degli ospiti della kermesse programmatica Nova riflettono un mix di ecologismo intransigente, critica al capitalismo e sostegno a forme di reddito universale, lotta all’imperialismo americano, vicinanza ai Brics, contrarietà alle sanzioni contro la Russia e euroscetticismo. Auguri ai futuri alleati
La Leopolda di Conte, finalmente libero dalla zavorra del padre fondatore. A Milano, sabato e domenica, i 17mila sostenitori accreditati non voteranno soltanto il programma che verrà proposto alle primarie, incluso il temutissimo nodo degli aiuti a Kiev e della contrarietà alla politica di riarmo. Nova, questo il nome della kermesse, metterà in scena anche la loro visione del mondo, la weltanschauung contiana, mix di ecologismo intransigente, reddito universale, lotta all’imperialismo americano, vicinanza ai Brics e orientamento decisamente Pro Pal. Tra ritorni – Jeremy Rifkin e Jeffrey Sachs – ci saranno anche new entry, come Yanis Varoufakis. L’economista greco che un tempo di Conte diceva: “Non esiste, è un parto della fantasia”.
Aprono la due giorni Giuliano Noci e Leonardo Becchetti, invitati a riflettere “sull’economia per il bene comune”. Ingegnere e prorettore del Politecnico di Milano, Noci è teorico della necessità di affrontare il disordine contemporaneo mettendo a sintesi le polarità che lo attraversano: intelligenza umana e artificiale, frugalità e indebitamento, occidente e oriente. Noci è gran tessitore di rapporti tra Italia e Cina, in particolare in ambito scientifico, nel settore dell’intelligenza artificiale e della robotica. Una riflessione che si sposa naturalmente con quella di Leonardo Becchetti, professore di economia politica a Tor Vergata, sostenitore delle esperienze generative, il superamento di una visione dell’economia per cui il guadagno dell’uno deve corrispondere alla perdita dell’altro. È la base teorica su cui il M5s innesta la proposta di un nuovo reddito di cittadinanza, questa volta chiamato “reddito universale”, proposto dall’ex presidente Inps Pasquale Tridico. Nelle proposte messe ai voti da Nova dovrebbe ammontare a 500 al mese a cittadino.
L’economia è al centro della galassia valoriale pentastellata. Ci sarà James Kenneth Galbraith, figlio del più famoso John Kenneth, critico della società capitalista, guru della controcultura, e del fronte pacifista negli anni della guerra in Vietnam. È presidente degli Economisti per la pace e la sicurezza, una rete di accademici – ne fanno parte anche Joseph Stiglitz e Amartya Sen – schierati contro il keynesianismo militare, l’idea cioè che i governi possano rilanciare e sostenere l’economia investendo in difesa. Perfetto per Conte che si prepara a incalzare il Pd all’insegna del motto “no al riarmo”. Fortemente critico verso le sanzioni occidentali alla Russia – le hanno consentito di aumentare l’autonomia e l’indipendenza, dice – Galbraith è membro straniero dell’accademia russa per le scienze.
Ad Austin, in Texas, è collega di Yanis Varoufakis. Il greco, naturalizzato australiano, interverrà domenica. Sessantacinque anni, economista postkeynesiano, Varoufakis è stato ministro delle Finanze nel governo greco presieduto da Alexis Tsipras, fondatore di Syriza, il cartello delle sinistre radicali in Grecia, con il quale ha rotto dopo il referendum sul piano di salvataggio imposto ad Atene dalla Trojka. Piuttosto che sottostare alle condizioni di Bruxelles e Francoforte, Varoufakis proponeva la creazione di una moneta e di un sistema bancario paralleli. Sostanzialmente una Grexit. Echi di euroscetticismo percorreranno la Nova pentastellata.
Teorico del tecnofeudalesimo, la sostituzione dei capitalisti classici con i colossi delle big tech, dopo il 2015 Varoufakis ha dato vita a diversi partiti di impronta radicale: Diem 25, Progressive international, l’ultimo in ordine di tempo, il Fronte della disobbedienza realistica europea. L’economista è contrario agli aiuti all’Ucraina, pur non essendo benevolo con Putin. Particolare curioso: nel 2018, all’epoca del governo gialloverde, non riversava troppe aspettative sul presidente M5s che oggi lo accoglie a braccia aperte: “Conte non esiste, è una vostra fantasia”, rispondeva Varoufakis a Un giorno da pecora. Evidentemente deve aver cambiato idea.
Con Jayati Ghosh che per 35 anni ha insegnato all’università di Nuova Delhi e ora insegna all’università del Massachusetts Amherst, approda sul palco di Nova una profonda critica al mercato capitalistico moderno, sviluppata nell’ambito della rete di economisti Ideas: il capitalismo globale si regge sul fatto che le donne, in particolare nei paesi emergenti, si accollano i costi della “riproduzione del lavoro”. Il Pil nasconde questa realtà e non è dunque un indicatore affidabile del benessere, meglio sarebbe assicurare i diritti e la salute. Ghosh è acerrima nemica dell’imperialismo “da gangster” di Trump contro il quale, sostiene, gli altri Paesi dovrebbero sperimentare forme di collaborazione che possano fare a meno di “un’America fuori controllo”. Invitandola, Conte taglia definitivamente i ponti con Trump. No more Giuseppi.
Con Jeremy Rifkin torneranno molte di queste riflessioni: il teorico della fine del lavoro, dell’economia della resilienza, della fine del capitalismo scaturisce direttamente dal passato dei Cinque Stelle: nel 2020 Davide Casaleggio per una settimana pubblicò sul blog delle stelle una sua intervista a puntate. Prima ancora, nel 2008, era stato il blog di Beppe Grillo a intervistarlo. Con l’invito a Nova, Conte soffia al Movimento old style il suo guru preferito.
Anche l’invito a Jeffrey Sachs è una formula collaudata. Sachs – per 20 anni docente ad Harvard, quindi alla Columbia, consulente di diversi governi, inclusi quelli di Gorbaciov e Eltsin – era stato ospite della prima edizione di Nova, nel 2024. Con il presidente M5s condivide molte posizioni. In particolare quella per cui l’aggressione russa all’Ucraina, che condannano, venga usata in Europa per giustificare la corsa agli armamenti. Sachs ritiene anche le sanzioni alla Russia danneggino la pace e considera inevitabile la vittoria russa. Il partito di Conte, pur criticandole, dal 2022 le ha sempre votate.
Dopo alcuni panel dedicati a temi tradizionali della sinistra – con Eugenio Mazzarella e Gaetano Azzariti sulla Costituzione, Roberto Scarpinato, Federico Cafiero de Raho e il pm Luca Tescaroli sull’antimafia – il compito di chiudere la prima giornata sarà affidato a Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori occupati, uno dei punti di riferimento degli attivisti pro Pal in Italia. Agli inizi di settembre Albanese è stata ospite della festa di Alleanza Verdi e Sinistra. L’invito a Nova continua la gara a chi dei due partiti alla fine la candiderà alle politiche.
Non solo esteri e non solo economia. La chiusura della kermesse è affidata a un confronto tra il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e Mario Giordano. Il conduttore di Fuori dal coro è stato particolarmente critico con Conte all’epoca della gestione della pandemia. Ora l’invito a Nova. Pace fatta.
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