Bufera sull’ente dei brevetti ai bagnini
Direttivo fuorilegge e conti dubbi: chiesta da un gruppo di associati l’invalidazione di tutti gli atti dal 2023.
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La Società nazionale di salvamento, il cui direttivo è stato definito fuorilegge dai giudici mentre la Guardia di finanza sta passando al setaccio i conti, rischia il commissariamento. E nel frattempo un gruppo di associazioni territoriali, rappresentate dall’avvocata Monica Campione, chiede che siano invalidati tutti gli atti compiuti dal 2023, da quando cioè secondo un recente verdetto della Corte d’appello i dirigenti dell’ente non avevano titolo a ricoprire ruoli apicali.
Sono gli aggiornamenti più significativi sul caso dell’ente titolato a rilasciare i brevetti ai bagnini, e a gestire altre attività e corsi legati alla sicurezza in acqua, travolto da una bufera giudiziaria e non solo. Nelle scorse settimane, come premesso, la Corte d’appello del capoluogo ligure ha stabilito che le elezioni del 2023 erano state irregolari poiché svolte con un regolamento non valido e approvato con un blitz, mentre da mesi le Fiamme Gialle hanno in corso una verifica amministrativo-fiscale sui bilanci ritenuti non chiari.
Ieri si è invece appreso che la prefettura di Genova, cui un gruppo di «ricorrenti» s’era rivolto chiedendo interventi incisivi affinché la Sns tornasse ad avere un direttivo regolare, ha chiesto al ministero dell’Interno di valutare se si debba procedere con un commissariamento. Contestualmente gli autori della causa in tribunale hanno avviato una procedura di «messa in mora» della Società, profilando l’invalidità di tutti gli atti compiuti nell’ultimo triennio. Significa che potrebbero chiedere di cancellare eventuali compravendite, ma sembra garantita la validità dei brevetti assegnati dal 2023, vigendo il principio della «buona fede» di chi ha frequentato i corsi e sostenuto gli esami, per i quali la Sns è comunque autorizzata dal ministero delle Infrastrutture. È tuttavia indubbio che la situazione sia in continua metamorfosi e non si escludono aggiornamenti a stretto giro.
Da marzo 2026, sette degli undici componenti del direttivo hanno infatti rassegnato le dimissioni, lasciando in carica soltanto il presidente Fortunato Comparone e i consiglieri Fabio Biagio Fidone, Anna Marcello e Agostino Izzo. Tra i dimissionari figurano il vicepresidente Franco Castagnino, il direttore generale sanitario Riccardo Ristori e i consiglieri Fabio Franconeri, Riccardo Marco Padovano Lacchè, Vincenzo Farina, Gianluca Di Lorenzo e Massimo Zanichelli. Una delle contestazioni mosse dalle sezioni territoriali è che di quella diaspora non sia stata data comunicazione ufficiale né agli associati né alle autorità di vigilanza – Prefettura e Capitaneria di porto – nonostante la natura giuridica dell’associazione e le cosiddette «funzioni di pubblica utilità» (negli ultimi giorni solo il nome d’un dimissionario è stato rimosso dal sito). A destare ulteriori perplessità è il fatto che sempre il consiglio direttivo, a detta dei dimissionari, non viene convocato da oltre un anno e che, dopo le numerose uscite, non è stato avviato un percorso formale per ricostituire l’organo amministrativo.
La situazione, nell’opinione di chi si è rivolto all’autorità giudiziaria, ha progressivamente concentrato la gestione nelle mani di pochi componenti, al di fuori d’un regolare confronto con la base e in contrasto con ogni minimo principio di trasparenza e partecipazione.
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