Sentenze via WhatsApp: per il CSM tutto irrilevante
Anticipa al PM la decisione del Riesame, illecito c’è ma viene minimizzato: la gravità evapora nel giudizio disciplinare.
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C’è un magistrato che anticipa via WhatsApp al pubblico ministero la decisione del collegio del Riesame, prima ancora del deposito. Un fatto che la Sezione disciplinare del CSM definisce senza esitazioni: illecito disciplinare sussistente, condotta gravemente scorretta, lesiva dei rapporti con i giudici a latere e con le parti. Fin qui, tutto chiaro. Poi arriva il colpo di spugna: “scarsa rilevanza”.
Siamo alla sentenza n. 137 del 2025. Il Presidente del collegio comunica informalmente al PM l’esito di una decisione assunta in camera di consiglio, quando il provvedimento non esiste ancora sul piano formale. Non una svista, non un equivoco: una scelta consapevole. Eppure, per il CSM, il fatto resta ai margini della gravità disciplinare.
Il messaggio è devastante. Anticipare una decisione giudiziaria a una parte processuale — per di più il pubblico ministero — viola il principio di terzietà, incrina la collegialità, altera la percezione di imparzialità. Ma tutto questo, nella valutazione finale, pesa poco. Troppo poco.
Si riconosce l’illecito, si descrive la scorrettezza, si richiamano le norme violate. E poi si archivia politicamente il problema con un aggettivo anestetico: irrilevante. Se questo è il metro, la giustizia non scivola: viene accompagnata verso un modello informale, opaco, dove le regole esistono ma non mordono.
Altro che scarsa rilevanza. Qui la rilevanza è sistemica. E il silenzio disciplinare fa molto più rumore di un messaggio WhatsApp.
Estratto dell’articolo di riccardo radi su Terzultima Fermata
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