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Ranucci, niente reintegro: il Tribunale respinge il ricorso

La giudice riconosce alla Rai la facoltà di riorganizzare Report per superare le tensioni interne. I legali del giornalista: «Rispettiamo, ma non condividiamo»

Ranucci, niente reintegro: il Tribunale respinge il ricorso

Niente reintegro alla guida di Report. Il Tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso d’urgenza presentato da Sigfrido Ranucci contro la decisione della Rai di rimuoverlo dalla conduzione della trasmissione di RaiTre. Una pronuncia che, almeno sul piano cautelare, dà ragione a viale Mazzini e apre un nuovo capitolo in una vicenda che intreccia rapporti di lavoro, autonomia professionale, organizzazione aziendale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico. La giudice Donatella Casari ha ritenuto che la riorganizzazione della redazione, con l’avvicendamento degli autori e della conduzione, fosse giustificata dalla necessità di superare le tensioni interne e garantire un ambiente di lavoro più sereno.

Nell’ordinanza, il Tribunale osserva che la scelta aziendale appare, sulla base dell’esame sommario proprio del procedimento d’urgenza, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e finalizzata a risolvere il clima di conflittualità creatosi tra i componenti della redazione. Una decisione che, secondo la giudice, rientra nell’esercizio dei poteri organizzativi della Rai, con l’obiettivo di tutelare il regolare funzionamento del programma nel rispetto della normativa vigente.

A pesare nella valutazione sono state le tensioni emerse attorno alle vicende legate al caso dell’attentato e al clamore mediatico che ne è seguito. Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, la pressione esercitata dagli articoli di stampa e dalle polemiche avrebbe inciso sul clima di lavoro, spingendo diversi giornalisti della redazione a manifestare il proprio disagio non soltanto a Ranucci, ma anche direttamente ai suoi superiori gerarchici. Il malessere, sottolinea il provvedimento, sarebbe stato confermato, seppure con accenti differenti, dallo stesso conduttore nel corso dell’udienza.

Ranucci aveva spiegato che alcuni colleghi gli avevano rappresentato la necessità di affrontare insieme la pressione mediatica e di rafforzare la posizione del programma attraverso una riorganizzazione. La redazione, secondo la sua ricostruzione, sentiva il bisogno di fare quadrato attorno alla sua figura, considerata determinante per la continuità di Report dopo vent’anni di conduzione. Una testimonianza che il Tribunale ha valutato nel quadro della situazione organizzativa complessiva, ritenendo non sussistenti, in questa fase, i presupposti per disporre il reintegro urgente.

Il ricorso dei legali di Ranucci contestava la carenza di motivazioni del provvedimento aziendale, la sua inconsistenza giuridica e il presunto demansionamento. Nelle 43 pagine depositate, la difesa aveva inoltre denunciato una campagna di delegittimazione personale e professionale del giornalista e della trasmissione, collegata alla diffusione di dichiarazioni, articoli, congetture e insinuazioni successive alla vicenda dell’attentato. La pronuncia cautelare non chiude tuttavia l’intera controversia: saranno ora i legali a valutare le ulteriori iniziative nelle sedi competenti.

«Prendiamo atto della decisione del Tribunale di Roma, che rispettiamo ma che non condividiamo», hanno dichiarato gli avvocati Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita. Per i difensori, la vicenda solleva questioni centrali sul rapporto tra potere organizzativo, autonomia professionale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico. «Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano», hanno aggiunto, annunciando che il provvedimento sarà esaminato per decidere le prossime mosse.

Di segno opposto la reazione dei vertici aziendali. Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento Rai, ha commentato che la decisione rappresenta la conferma del corretto operato dell’azienda, del quale ha detto di essere sempre stato serenamente certo. Anche la consigliera di amministrazione Federica Frangi ha espresso soddisfazione per il rigetto del ricorso, sottolineando la necessità che la Rai possa esercitare le proprie responsabilità organizzative con autonomia e serenità. L’auspicio, ha dichiarato, è che la pronuncia contribuisca a ristabilire un clima di tranquillità nella redazione di Report.

Non è mancata la polemica politica. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, componente della Commissione di Vigilanza Rai, ha commentato ironicamente la decisione, sostenendo che i suoi precedenti timori sarebbero stati smentiti dal pronunciamento del Tribunale. Un intervento che conferma quanto la vicenda abbia ormai superato i confini di una controversia aziendale, trasformandosi in un terreno di confronto politico sul ruolo del giornalismo d’inchiesta e sulla gestione del servizio pubblico.

La decisione arriva, inoltre, a pochi giorni dalla sospensione disciplinare di dieci giorni inflitta a Ranucci dalla Rai, dopo la valutazione dei risultati dell’analisi della Commissione per il Codice etico aziendale. Anche questo provvedimento, secondo quanto annunciato dall’avvocato De Vita, sarà impugnato.

Per la nuova stagione, Report sarà condotto da Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale, dopo il passo indietro di Giulia Presutti. Per Ranucci, dunque, la strada del ritorno immediato alla guida della trasmissione è sbarrata dalla decisione cautelare. Resta però aperta la partita più ampia: quella sulla legittimità delle scelte aziendali, sulla tutela della professionalità del giornalista e sul delicato equilibrio tra i poteri organizzativi della Rai e l’autonomia di chi realizza informazione d’inchiesta. Il Tribunale, per ora, ha respinto la richiesta urgente. La vicenda, sul piano giudiziario e politico, è tutt’altro che conclusa.

 

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