Effetti collaterali del trumpismo
Trump agita lo spettro rosso, ma il fantasma comincia a prendere voti.
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C’è un fantasma che torna ad aggirarsi per gli Stati Uniti. E, stavolta, non arriva da Mosca: arriva dalle urne, dai sondaggi e soprattutto da una parola che per decenni nella politica americana è sembrata quasi impronunciabile. Socialismo.
Secondo l’ultimo sondaggio Gallup, pubblicato il 23 settembre 2026, il 43% degli americani ha oggi un’opinione positiva del socialismo: è la prima volta che il dato supera il 40% nella serie storica Gallup. Il capitalismo, però, resta davanti, con il 55% di giudizi positivi. E il concetto di libera impresa conserva un consenso ancora più largo.
Il dato interessante, però, non è soltanto quel 43%. È il movimento della curva. Nel giro di un anno il giudizio positivo sul socialismo è salito dal 39 al 43%. Una crescita che Gallup considera particolarmente significativa perché, questa volta, non riguarda soltanto la tradizionale area democratica: l’aumento è stato rilevante anche tra gli elettori indipendenti.
Ed è qui che entra in scena Zohran Mamdani, il sindaco di New York diventato il volto più riconoscibile della nuova sinistra americana. Il suo successo ha contribuito a rendere il termine “socialismo” meno marginale nel dibattito pubblico statunitense, soprattutto tra i giovani. Gallup rileva infatti che tra gli americani tra i 18 e i 34 anni il socialismo raccoglie il 57% di giudizi positivi, contro il 43% del capitalismo. Tra gli over 55 il rapporto si rovescia nettamente: 65% per il capitalismo e 34% per il socialismo.
È una frattura generazionale che racconta molto dell’America contemporanea. Per una parte dei giovani, la parola socialismo sembra essere sempre meno associata alla Guerra fredda e sempre più a temi concreti: casa, sanità, istruzione, protezione sociale e distribuzione della ricchezza. Nella precedente ricerca Gallup sulle motivazioni degli americani, proprio la sicurezza sociale e l’uguaglianza risultavano tra gli elementi più frequentemente indicati da chi attribuisce aspetti positivi al socialismo.
Ma attenzione a trasformare il 43% in una rivoluzione già compiuta. Gallup sottolinea che gli americani non hanno abbandonato in massa il mercato. La piccola impresa raggiunge addirittura il 95% di giudizi positivi e la libera impresa continua a godere di un consenso molto ampio. Il sondaggio fotografa quindi una società che può criticare il capitalismo per disuguaglianze e potere delle grandi aziende senza per questo voler rinunciare ai meccanismi dell’economia di mercato.
Il problema politico, per Donald Trump e per il Partito repubblicano, è tuttavia evidente: il bersaglio che viene indicato come minaccia rischia di diventare, proprio attraverso lo scontro, un tema sempre più familiare agli elettori.
Mamdani è infatti diventato uno dei simboli della battaglia ideologica americana. La sua affermazione ha alimentato il confronto tra l’ala progressista del Partito democratico e i settori più moderati, mentre i repubblicani stanno utilizzando il richiamo al “socialismo” come una delle chiavi della campagna per le elezioni di midterm. Reuters ha documentato come il tema delle presunte tendenze socialiste dei democratici sia entrato stabilmente nella strategia comunicativa repubblicana.
Il paradosso è servito. Più Washington agita lo spettro del socialismo, più quella parola sembra uscire dal museo della Guerra fredda e rientrare nel vocabolario quotidiano degli americani.
E così il trumpismo potrebbe avere prodotto un singolare effetto collaterale: riportare il socialismo al centro della discussione economica e politica americana. Non significa che gli Stati Uniti stiano diventando socialisti. I numeri di Gallup dicono esattamente il contrario: il capitalismo resta maggioritario.
Ma dicono anche qualcosa di difficilmente ignorabile: per una quota crescente di americani, soprattutto giovani e indipendenti, il capitalismo non è più l’unica parola possibile per descrivere il futuro.
E quando un’idea che sembrava politicamente sepolta ricomincia a prendere voti e consensi, forse vale la pena smettere di chiamarla semplicemente “fantasma”.
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