È boom di raggiri online: casi aumentati del 30%
L’ultima segnalazione è sui codici fake per vedere gli Oasis. Ma c’è pure chi sente la voce della fidanzata e invece è l’AI.
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Il cybercrime è in continuo e inesorabile aumento. Gli hacker attaccano ormai su ogni fronte, al punto che soltanto tentare di acquistare un biglietto per un concerto evento come quello degli Oasis (a Roma a fine luglio 2027) diventa motivo di allarme. I pirati informatici nei giorni precedenti alla vendita telematica hanno inviato falsi codici d’accesso a chi era interessato a un posto sugli spalti per ascoltare i fratelli di Manchester (si è scoperto grazie ai social network): chiavi che aprivano siti fake allestiti per rubare soldi e dati personali. La polizia postale ha consigliato di diffidare dei canali paralleli, ma qualcuno ci è comunque cascato, anche nella nostra regione come testimoniano un paio di telefonate di persone che intendono sporgere denuncia.
Il concerto degli Oasis è solo uno degli ultimi stratagemmi usati dai cybercriminali in Liguria. Lo dicono i numeri: se nel 2025 il Centro operativo per la sicurezza cibernetica aveva trattato 935 casi, e denunciato 155 persone, alla fine del 2026 in prospettiva gli episodi saranno almeno 1.300. Quasi un migliaio nella sola provincia di Genova (l’anno scorso truffe e frodi informatiche erano state 600). Un bilancio che in dodici mesi è lievitato a dismisura, poiché contestualmente sono aumentati i trucchi per raggirare le vittime, che spesso sono addetti ai lavori o liberi professionisti tutt’altro che sprovveduti. Per loro la brutta notizia è che, nonostante l’impegno delle forze dell’ordine, trovare i responsabili e recuperare il maltolto è sempre più difficile.
Uno dei raggiri più gettonati ultimamente è quello del Qr code, il cosiddetto quishing. Balzato agli onori delle cronache nell’estate appena trascorsa, grazie al racconto d’un bancario in pensione che si è visto alleggerire il conto corrente da una banda di pirati informatici, i quali gli avevano inviato un codice per raggiungere il sito del suo istituto di riferimento in tutta sicurezza. L’obiettivo dei truffatori era rubare le sue credenziali e con quelle fare bonifici a più non posso.
I Qr code però vengono usati pure per finte richieste di pagamento, finti sconti esclusivi e false raccolte fondi. E poi ci sono i vecchi metodi, quelli intramontabili anche se ormai ricorrenti: phishing, smishing e vishing. Tranelli che viaggiano rispettivamente via email, sms o telefono, in cui le gang di pirati informatici fingono d’essere banche o enti noti per spingere l’utente a cliccare su link fasulli o a rivelare le password monouso (quelle che vengono inviate per registrarsi).
Ma il vero boom nel 2026 è legato all’uso dell’intelligenza artificiale da parte degli hacker. E qui le vittime che sono cadute in trappola sono davvero tante, almeno il 30% dei casi registrati in Liguria negli ultimi mesi, sui quali stanno indagando gli agenti diretti da Rocco Nardulli. Se prima a farla da padroni erano i deepfake, ovvero filmati con personaggi famosi che consigliavano come e quanto investire i soldi, adesso spopolano i messaggi audio WhatsApp che riproducono alla perfezione le voci di amici e parenti. Voci che vengono campionate entrando con un virus nelle chat della vittima oppure semplicemente con una telefonata muta, che serve per registrare un timbro piuttosto che un difetto di pronuncia. Poi è l’IA a costruire frasi di senso compiuto credibili, che permettono alle gang di ottenere i dati personali utili per aggredire i conti correnti altrui. Un cinquantenne a Genova ha perso diecimila euro, credendo d’inviare quella somma alla fidanzata che si trovava all’estero per una vacanza insieme alle amiche.
Gli era giunto un vocale con una richiesta d’aiuto nel cuore della notte: quella che credeva essere la sua compagna gli annunciava d’essere stata rapinata e di avere bisogno di soldi per pagare l’albergo e sostenere le spese fino al suo rientro a casa. L’uomo ha effettuato il bonifico con il cellulare, senza chiedere spiegazioni. Salvo poi accorgersi la mattina seguente che la fidanzata non aveva subito alcuna rapina e che non aveva proprio bisogno di lui. La denuncia per ora non ha permesso né di recuperare il denaro né di individuare i responsabili.
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