Salta il tetto degli stipendi pubblici.
La decisione della Consulta contro il limite a 240mila euro.
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il limite fisso di 240.000 euro lordi imposto agli stipendi dei dipendenti pubblici. Secondo i giudici, questo tetto non può essere deciso in modo rigido, ma deve essere calcolato in base allo stipendio del primo presidente della Corte di cassazione, come avveniva prima del 2014.
È di poco superiore ai 311mila euro l’importo dalla retribuzione del presidente della Corte stabilito qualche anno fa con un decreto, al quale vanno aggiunti degli adeguamenti. Sarebbe questa quindi la nuova soglia, che ha un valore omnicomprensivo, da tener presente nel tetto alla retribuzione prevista per un migliaio di dirigenti apicali della pubblica amministrazione in base alla sentenza della Corte costituzionale.
Il tetto retributivo era stato introdotto nel 2011 per contenere la spesa pubblica durante la crisi economica. Nel 2014, però, era stato fissato in cifra tonda, senza più legarlo allo stipendio del vertice della Cassazione. Una scelta che ha comportato tagli significativi, soprattutto per alcuni magistrati.
All’inizio, la misura era stata considerata legittima perché temporanea e legata all’emergenza economica. Ma ora, secondo la Corte, ha perso quel carattere di eccezionalità e non è più compatibile con la Costituzione, perché può mettere a rischio l’indipendenza della magistratura. La decisione segue anche una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che lo scorso febbraio aveva criticato tagli simili in altri Paesi.
La sentenza vale per tutti i dipendenti pubblici e non solo per i magistrati. Non avrà effetto retroattivo: i cambiamenti scatteranno solo dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione sulla Gazzetta Ufficiale. Secondo quanto si è appreso, si starebbe attendendo il testo della decisione per verificare l’impatto ma, in ogni caso, si starebbe già valutando una ricalibratura dell’importo, che potrebbe arrivare con una norma da inserire nella prossima legge di bilancio.
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