Ok dalla Consulta al referendum sulla cittadinanza
Il quesito “è omogeneo, chiaro e univoco”, si legge nella sentenza depositata oggi con cui la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il referendum sulla cittadinanza.
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È stata pubblicata venerdì la sentenza con cui la Corte costituzionale lo scorso 21 gennaio si espressa sui referendum che si voteranno quest’anno. I giudici avevano dichiarato inammissibile quello che intendeva abrogare la legge sull’Autonomia differenziata, su cui la stessa Consulta si era pronunciata a novembre, bocciando diversi aspetti della norma.
Ammissibili invece i quattro quesiti sul lavoro (jobs act, indennità di licenziamento illegittimo, contratti di lavoro a termine e responsabilità dell’imprenditore committente) e quello sulla cittadinanza. Quest’ultimo chiede la riduzione da 10 a 5 anni del tempo di residenza necessario per chi intende richiedere la cittadinanza.
Perché la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il quesito
Il quesito interviene sulla legge numero 91 del 1992 per abrogare l’intero articolo 9, comma 1, lettera f) e alcune parole alla lettera b). Ovvero esclusivamente la parte relativa al requisito temporale. Oggi, infatti, gli stranieri maggiorenni che risiedono in Italia e che rispettano una serie di requisiti (dalla conoscenza della lingua alle condizioni economico-sociali) devono dimostrare di aver vissuto nel Paese per dieci anni consecutivi. Il referendum invece, chiede di dimezzare questo periodo, a cinque anni, lasciando intatti gli altri requisiti.
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