La tenuta della certificazione dei contratti a fronte dell’accertamento ispettivo
L’approfondimento di Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sugli effetti della sentenza n. 11276/2026 della Corte di Cassazione.
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Analizza gli effetti della sentenza n. 11276/2026 della Corte di Cassazione il nuovo approfondimento di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal titolo: “La tenuta della certificazione unica del contratto di lavoro a fronte dell’accertamento ispettivo”. Il documento ripercorre le motivazioni della pronuncia della Suprema Corte e sottolinea come l’istituto della certificazione dei contratti ne emerga rafforzato nella sua natura e impostazione.
La questione affrontata riguarda il caso di un datore di lavoro a cui l’Ispettorato Nazionale del Lavoro aveva irrogato una sanzione per infedeli registrazioni nel libro unico e per interposizione illecita di manodopera. L’impresa sosteneva la necessità che l’INL impugnasse la certificazione del contratto davanti al Tar, dopo tentativo obbligatorio di conciliazione, prima di poter procedere con la sanzione ma l’accertamento ispettivo aveva rilevato importanti anomalie relative al soggetto certificatore. Nello specifico, un ente bilaterale privo del requisito della maggiore rappresentatività comparativa o della stessa consistenza struttuarale.
La pronuncia della Corte subordina l’efficacia della certificazione alla legittimità della costituzione dell’organo che l’ha espressa. Di conseguenza, se l’organismo certificatore è privo dei requisiti soggettivi di legge, le autorità di vigilanza possono accertare e sanzionare direttamente le irregolarità senza dover prima impugnare la certificazione o tentare la conciliazione. Questo principio di diritto “restituisce alla certificazione la sua originaria vocazione di strumento di certezza preventiva, sgomberando il campo da utilizzi strumentali che ne tradiscono la ratio deflattiva”, si legge nel documento.
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